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mercoledì 30 giugno 2010

Spagna-Portogallo 1-0: Villa (S) al 18’ s.t.


SPAGNA (4-1-4-1) Casillas; Sergio Ramos, Piqué, Puyol, Capdevila; Busquets; Iniesta, Xavi, Xabi Alonso (dal 48’ s.t. Marchena), Villa (dal 43’ s.t. Pedro); Torres (dal 13’ Llorente). (Reina, Valdes, Albiol, Arbeloa, Jesus Navas, Silva, Fabregas, Javi Martinez, J. Mata) All. Del Bosque .

PORTOGALLO (4-3-3) Eduardo; Ricardo Costa, Ricardo Carvalho, Bruno Alves, Coentrao; Tiago, Pepe (dal 27’ Pedro Nendes), Raul Meireiles; Simao (dal 27’ s.t. Liedson), Hugo Almeida (dal 13’ Danny), C. Ronaldo. (Beto, Daniel Fernandes, Paulo Ferreira, Rolando, Duda, Miguel, Deco, Miguel Veloso) All. Queiroz .

ARBITRO Baldassi (Arg).

NOTE: espulso Ricardo Costa (rosso diretto) al 43’ .t. per gioco scorretto. Ammoniti Xabi Alonso (S), Tiago (P) per gioco scorretto. Spettatori 62.955. Angoli 6-3. Recuperi: 1’ p.t., 3’ s.t.


Fra le due iberiche, la Spagna gode. Lievissimi progressi ma ancora parecchi problemi di gioco per la squadra di Del Bosque, che comunque guadagna fiducia e potrà giocarsi da favorita il quarto col Paraguay, pur non del tutto privo di insidie (i sudamericani si difendono come la Svizzera, non hanno manovra ma possono comunque creare l’episodio con il loro attaccanti molto più di quanto non potessero gli elvetici già andati di traverso alle Furie Rosse). Banalissimo il Portogallo.

Il meglio della propria partita la Spagna lo offre nelle battute iniziali, con tre conclusioni verso la porta di Eduardo, discreta come approccio e ritmo. Il Portogallo è schierato con un 4-1-4-1 dove però Cristiano Ronaldo copre la fascia destra con scarsi obblighi difensivi (per indole, ma anche per una questione di equilibrio: Queiroz sa che è lui il giocatore sul quale basare l’uscita per il contropiede). La Spagna comincia a muovere palla con Piqué, che attira un po’ il centrocampo portoghese, poi gira verso il lato opposto, dal centro-destra verso sinistra, con cambio di gioco o con scambi palla a terra non fa differenza, l’obiettivo è attaccare la fascia destra del Portogallo. Villa riceve largo, e a supporto c’è Capdevila e a turno Xabi Alonso, Xavi o Iniesta che appoggiano da quella parte e creano un tre-contro-due. Cristiano Ronaldo ripiega poco, Tiago è costretto ad allargarsi, e così quando non trova il fondo la Spagna può comunque rientrare centralmente per cercare o una nuova combinazione sulla trequarti o la conclusione diretta in porta, come fanno Villa due volte e Torres una. Torres che invece dal centro taglia spesso verso destra per allargare la difesa portoghese anche dall’altro lato e aprire alle sovrapposizioni di Ramos o a incursioni dalla seconda linea. Una Spagna aggressiva nei movimenti offensivi, peccato però che duri un quarto d’ora scarso.

Xavi non ha la stessa assurda posizione di trequartista della partita col Cile, esageratamente avanzata e avulsa dal gioco, partendo qualche metro dietro tocca più palloni e vede la giocata di fronte, però la ripartizione degli spazi resta non ottimale, e la composizione del centrocampo una forzatura.
Inizia con tre centrali (e Busquets che scaccia Xabi Alonso dalla zona davanti alla difesa, dove il basco può giocare il suo calcio migliore…), poi in corso d’opera Iniesta abbandona la fascia destra e si passa a una sorta di “quadrato non magico”, Xabi Alonso e Busquets bassi e Xavi e Iniesta avanzati. Si può dire che rispetto alle partite precedenti la Spagna guadagni un pochino di equilibrio: non c’è quella stridente separazione fra un blocco arretrato e uno avanzato vista contro il Cile e a tratti con l’Honduras, perché i quattro giocano molto ravvicinati e molto stretti nella zona del “trivote” portoghese (Pepe davanti alla difesa, Tiago interno destro, Meireles interno sinistro), guadagnando la superiorità numerica e assicurando un certo controllo, però è altresì evidente che l’azione del centrocampo manca di profondità, si fa troppo piatta e sacrifica quei potenziali appoggi in zone più avanzate che potrebbero far progredire l’azione della Spagna con maggiore agilità, snellendo l’inizio dell’azione davanti alla difesa (butto lì il nome del signor Silva…). Invece ancora troppi movimenti incontro al pallone, ancora troppa poca presenza a ridosso dell’attacco, troppo ridondante palleggiarsi addosso.
Il quadrato centrale controlla ma non smuove il sistema difensivo portoghese, non ci sono movimenti verticali, tagli dalla fascia verso il centro o viceversa che possano smuoverlo. Il quadrato gestisce il pallone, attira un po’ il Portogallo in quella zona, però una volta che apre verso le fasce, Sergio Ramos e Villa, i riferimenti larghi (qualche volta anche Torres che si defila), devono portare palla e puntare, talvolta anche due avversari, senza l’effetto-sorpresa della sovrapposizione. Troppo statico, troppo rimasticato il gioco. Capita di vedere Piqué sbracciarsi e giocare palla lunga senza troppa convinzione, oppure di vedere Xabi Alonso e Busquets passeggiare incerti correndo persino il rischio di inciampare. Segno che i riferimenti per i portatori di palla non sono mai certi, si è smesso di giocare a memoria, e il tocco di prima non viene più naturale.
E questo blando controllo non è nemmeno troppo sicuro, perché una simile staticità facilita le letture difensive portoghesi e può forzare perdite pericolose in mezzo al campo, come quella di Xabi Alonso che avvia un contropiede di Meireles, sul cui cross però Hugo Almeida cicca la deviazione di testa, potenzialmente letale perché la difesa spagnola, mal disposta, non lo marcava.

La ripresa prolunga lo stallo del gioco spagnolo e della partita in generale. Spagna bloccata, e se stiamo ad aspettare il Portogallo stiamo freschi. Il contropiede lusitano si segnala per la sua scarsa organizzazione: il problema non è giocare una partita difensiva, che anzi contro la Spagna è la strategia più comprensibile, il problema è non avere un’azione di rimessa sufficientemente organizzata, studiare i punti d’appoggio per uscire dalla metacampo e gli spazi da colpire. Così tutto ciò si converte in una mera accumulazione di uomini nella metacampo difensiva. C’è Ronaldo perso, poco attivo e poco attivato, e praticamente è il solo Almeida, distantissimo dal resto, a dover inventarsi la transizione offensiva dal nulla, sgomitando per portare qualche pallone su. Disgraziato sotto porta, qualche insidia la crea però con il fisico prestante e la progressione, come quando scappa via e quasi provoca un’autorete di Puyol. Queiroz comunque lo toglie presto dal campo, in favore di Danny, lasciando così Cristiano Ronaldo unica punta.
Nello stesso momento Del Bosque opera il suo primo cambio, chiamando fuori il sempre più discusso Fernando Torres per dare spazio a Llorente. El Niño non brilla, vero, ma in attesa che la Musa lo ispiri come Paolo Rossi nell’82 (Nota: questa non l’ho scritta io ma l’Ufficio Censura della RAI, che esige almeno un riferimento nazionalpopolare per pezzo) resta un giocatore importantissimo se non fondamentale per il suo movimento senza palla. Torres che taglia e allunga la difesa avversaria è già una possibilità in più di giocare bene per i compagni, anche se poi quando controlla il pallone gli scappa come una saponetta. Se non ci fosse lui il problema del palleggiarsi addosso si aggraverebbe, poco ma sicuro.
Una Spagna sempre poco profonda, che minaccia solo quando i suoi giocatori chiedono palla sul piede e trovano sporadicamente il varco per la rifinitura o per sassate come quelle di Villa che tutta la sera non fanno che inquietare Eduardo.
La prova delle difficoltà della Spagna è la stessa azione del gol, peraltro viziato da un fuorigioco di Villa: nell’occasione la Spagna non ha né la superiorità numerica centralmente né l’uomo smarcato tra le linee, il Portogallo è tutto piazzato, ma nonostante questo la pura abilità nello stretto permette a Xabi Alonso di pescare con un passaggio verticale Iniesta al limite dell’area, a Iniesta di girarsi spalle alla porta, nascondere il pallone e farlo filtrare per il colpo di tacco di Xavi che infine smarca Villa per il gol. Un’azione così arzigogolata non la trovate nei manuali di tattica, statene certi.
Grande la partita del Guaje, ispiratissimo in tutto il torneo: non ha nessun problema a partire dalla sinistra per cercare il gol (anzi, praticamente così si sta già allenando per il Barça), ma aiuta molto pure nei ripiegamenti in favore di Capdevila, anche se più gliene vengono chiesti più è segno che la Spagna non sta giocando come dovrebbe. Eccellente anche Ramos, da segnalare in negativo invece le ripetute incertezze di Casillas, peraltro in linea con tutta una stagione assai poco brillante.

Dopo il vantaggio è tutta un’altra cosa per la Spagna, perché quello che prima poteva essere un possesso-palla sterile ora diventa una pietra tombale sulla gara. Nessun altro sa conservare la sfera e far passare i minuti come questi giocatori, e si aprono naturali anche gli spazi in contropiede (gran percussione di Ramos sventata in angolo da Eduardo). Poi anche l’ingresso di Llorente è servito, perché oltre ad andare vicino al gol di testa in un paio di occasioni Fernandote protegge il pallone, fa salire i compagni e ottiene qualche fallo prezioso.
A questo poi c’è da aggiungere un Portogallo del tutto privo di idee quando non si tratta più di difendere lo 0-0. Poverissima la manovra, e deludente anche l’attitudine mostrata dopo il vantaggio. Serve a poco Liedson per Simão se l’unica nota di rilievo sono le iniziative di Coentrão, destinato a diventare il miglior terzino sinistro europeo vista anche la poco nutrita concorrenza. Mentre Del Bosque spende un paio di cambi da rischio-fucilazione (Pedro per Villa e Marchena per Xabi Alonso… tío, e se poi finisci ai supplementari?), il massimo che esprime il Portogallo sono una rimessa e un paio di cross alla ricerca della mischia con tutti dentro l’area avversaria. Anche il difensore Ricardo Costa, che però si fa espellere per aver steso Capdevila con un micidiale colpo di vento allo zigomo. Fa quasi sorridere per l’indecorosa sfacciataggine la sceneggiata del terzino del Villarreal.

VALENTINO TOLA

venerdì 25 giugno 2010

Portogallo-Brasile 0-0


PORTOGALLO (4-1-4-1): Eduardo; Ricardo Costa, Ricardo Carvalho, Bruno Alves, Fabio Coentrao; Pepe (dal 19' s.t. Pedro Mendes); Duda (dal 9' s.t. Simao), Tiago, Raul Meireles (dal 39' s..t Veloso), Danny; Cristiano Ronaldo. (3 Paulo Ferreira, 4 Rolando, 9 Liedson, 12 Beto, 13 Miguel, 18 Hugo Almeida, 22 Daniel Fernandes). All. Queiroz.

BRASILE (4-2-3-1): Julio Cesar; Maicon, Lucio, Juan, Michel Bastos; Gilberto Silva, Felipe Melo (dal 44' p.t. Josuè); Dani Alves, Julio Baptista (dal 37' s.t. Ramires), Nilmar; Luis Fabiano (dal 40' s..t Grafite). (11 Robinho, 12 Gomes, 14 Luisao, 15 Thiago Silva, 16 Gilberto, 20 Kleberson, 22 Doni). All. Dunga.

ARBITRO: Archundia (Messico).

NOTE: Angoli 7-4 per il Brasile. Recupero: 1' e 5'. Ammoniti: Luis Fabiano, Fabio Coentrao, Pepe, Felipe Melo per gioco scorretto, Juan e Tiago per comportamento antiregolamentare, Duda per proteste. Spettatori: 62.760.

Almeno un'ora di partita vera, calcioni inclusi, poi il pareggio ha accontentato tutti, e ottavi di finale per entrambe le squadre. Queiroz prova un sitema di gioco di contentimento e ripartenza con Cristiano ronldo centravanti e Danny e Duda(!) in appoggio sui lati. Molta attenzione in mezzo, con Pepe al ritorno davanti alla difesa (che propone Ricardo Costa a destra, e siamo al terzo terzino in quella zona in tre partite), manca forse un po' di personalità nel ripartire ma la strada è quella giusta, specie con l'orizzonte che dice Spagna. Ancora benissimo Fabio Coentrao terzino sinistro: oh ma questo fino all'annoscorso ha sempre fatto l'ala sinistra (applausi soprattutto a Jorge Jesus, che l'ha trasformato)! Dunga fa un po' di turnover, prova Julio Baptista e Nilmar (anche lui bel sottovalutato), prova a vincere con le solite armi ma un punto va ben istess: attento quando vede sopra le righe Felipe Melo, e lo cambia proma di un eventuale rosso.

CARLO PIZZIGONI

lunedì 21 giugno 2010

Portogallo-Corea del Nord 7-0: Meireles al 29' p.t.; Simao all'8', Almeida all'11', Tiago al 15' e 43', Liedson al 36', Ronaldo al 42' s.t.


PORTOGALLO (4-3-3): Eduardo; Miguel, Alves, Carvalho, Coentrao; Meireles (dal 25' st Veloso), Mendes, Tiago; Ronaldo, Simao (dal 29' st Duda), Almeida (dal 32' st Liedson).(Ferreira, Rolando, Danny, Beto, Pepe, Costa, Fernandes, Amorim, Deco). All: Queiroz.

COREA DEL NORD (5-3-1-1): Myong Guk; Jong Yok (dal 30' st Song Chol), Kwang Chon, Chol Jin, Jun Il, Yun Nam; In Guk (dal 14' st Yong Jun), Yong Hak, Nam Chol (dal 14' st Kum Il); Yong Jo; Tae Se. (Chol Hyok, Kum Chol, Nam Chol, Myong Gil, Chol Myong, Myong Won, Kwang Hyok, Kyong Il, Sung Hyok). All: Jong Hun.

ARBITRO: Pozo (Chi).

NOTE - Giornata piovosa, terreno in buone condizioni, spettatori 40.000. Ammoniti Chol Jin, Mendes, Yong Jun, Almeida. Angoli: 5-1 per il Portogallo. Recuperi: 2', 2'.

Innanzi tutto colgo l'occasione per salutare i lettori e gli altri collaboratori del blog, nonché per scusarmi per la mia prolungata assenza, dovuta – come spesso accade – alla dilatazione dei tempi di allacciamento di una nuova linea adsl (dai 3 giorni lavorativi promessi si è passati a un paio di settimane, ça va sans dire).

Partita ovviamente a due facce, come risulta evidente dalla lettura del tabellino. Nel primo tempo la Corea del Nord quasi replica la prestazione col Brasile: squadra iper-difensiva, tutti dietro la linea della palla e spazi intasati, specie sulle fasce dove Ronaldo e Simao non vengono mai lasciati all'uno contro uno (l'asso del Madrid non solo viene raddoppiato, ma talvolta si trova addirittura imprigionato in una gabbia formata da tre avversari). Il 4-3-3 di Queiroz nella prima frazione manca di rapidità e sbocchi sulla trequarti: la manovra scorre fin dove i nordcoreani vogliono che arrivi, ovvero nella loro metà campo, quindi si blocca davanti al muro eretto davanti a Ry Myong-Guk; a quel punto, in assenza del movimento continuo utile per scardinare certe serrature particolarmente difficili, servirebbero quantomeno gli spunti dei singoli più talentuosi, tuttavia Cristiano e Simao appaiono in giornata no e vengono sistematicamente fermati. Il Portogallo, dunque, tolti i primi minuti di forcing in cui sfiora il gol con Carvalho (palo su azione d'angolo con Ry Myong-Guk a farfalle) non combina praticamente niente fino alla mezz'ora e si affida solo alle conclusioni da fuori di Raul Meireles, il più intraprendente e pronto all'inserimento dei tre centrali di centrocampo. La Corea del Nord non incanta e sembra avere minori energie rispetto alla sfida epica con il Brasile di sette giorni fa, però piano piano prende sempre più coraggio e arriva a farsi vedere con continuità dalle parti di Eduardo, che deve sfoderare un buon intervento su Hong Yong-Jo al 18'; tra i coreani a parer mio merita una nota particolare di merito il centravanti Jong Tae-Se, molto mobile, tatticamente intelligente e tecnicamente non disprezzabile. Nel momento migliore degli asiatici arriva la mazzata, sotto forma di un filtrante da applausi di Tiago (fin lì su standard di invisibilità juventina) che premia il perfetto inserimento di Meireles tra i centrali avversari, troppo statici e poco abili nella lettura del passaggio, non così impossibile da immaginarsi: il centrocampista del Porto è freddo e batte il portiere in uscita. Una volta trovato il vantaggio per il Portogallo il più è fatto, e non a caso il possesso palla dei lusitani dopo l'1-0 diventa subito molto più pericoloso: ora i coreani devono attaccare e scoprirsi, cosa che manda in brodo di giuggiole i palleggiatori di Queiroz. Ronaldo e soci sono bravi e fortunati nel trovare immediatamente a inizio ripresa il gol del 2-0 che mette in cassaforte i tre punti, poi quel momento inizia la sagra del contropiede (con annesso tiro al bersaglio) che finisce per umiliare una Corea che non avrebbe meritato il passivo di 7-0 per quanto mostrato nel primo tempo. Purtroppo il dover rimontare il doppio svantaggio già da inizio ripresa, stavolta con lo spettro dell'eliminazione in caso di sconfitta, ha fatto letteralmente perdere la testa agli uomini di Jong Hun, che si sono infine rivelati per ciò che sono: dei buoni semiprofessionisti e poco più. Migliore in campo a parer mio Raul Meireles, peggiori Simao e Ronaldo; mi riferisco solo al primo tempo, perché quanto visto nella seconda parte di gara non merita giudizi di sorta. Comunque Cristiano Ronaldo ha finalmente segnato il tanto agognato golletto e le sue svariate migliaia di tifose potranno festeggiare lui e la sua pettinatura da pubblicità per parrucchieri, dunque il mondiale portoghese è salvo.

EDOARDO MOLINELLI

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IL REGIME DI KIM JONG-IL FILTRA TUTTO TRANNE I...GOL...!

Non è certo facile scoprirsi traditi dall'effetto boomerang delle barricate, dopo una gara come quella contro il Brasile, portata a termine con il minimo danno e il massimo beneficio di immagine per un paese in preda all'oscurantismo politico-sociale-economico. Una sorta di legge del contrappasso ha minato diabolicamente le certezze dei tascabili soldatini nordcoreani che dopo un primo tempo nel quale avevano a tratti spruzzato gioco e solleticato ambizioni ben celate nel primo incontro, si erano poi trovati sotto per un'invenzione di un Tiago in veste uomo assist di lontani ricordi prelionesi, laddove invece era diventato la "lavatrice" per la sua candida capacità di ripulire azioni. Una stilettata contro il corso del gioco e delle occasioni, una perfida rivincita della legge non scritta del calcio. Nel secondo tempo, alla pioggia che ha inumidito abbondantemente la giornata di Città del Capo si è aggiunta una grandinata di proporzioni cosmiche, che non sarà stata certo gradita dal regime. Un'odiosa messe di azioni-gol che sfociavano in rete, un' altro poker di gol divorati ed una traversa che Ronaldo di Madeira ha disturbato, facendo schizzare via l'acqua depositatasi al momento dell' impatto col pallone. Una saetta che ha scatenato per qualche secondo il sisma sul montante tremante. Un Cristiano molto "cristiano", distributore di pani e pesci per compagni famelici sottoforma di assist sfornati come ciambelle ad una sagra paesana. Sembrava un tiro a segno nel quale il bersaglio lo centravano tutti tranne il Re di Madrid; uno strano fatto cui ha posto rimedio la sorte in occasione di un contropiede, facendo dolcemente rimpallare una palla prima sulla schiena e poi sulla testa del ragazzo dell'85, per poi depositarla sul piede più pagato del pianeta affinché il cerchio si potesse chiudere per davvero. Quella del Portogallo è stata però un'esibizione estemporanea, che troverà ben poco seguito nel futuro della manifestazione, dove i limiti nella costruzione del gioco (tre centrocampisti forse troppo operai tutti insieme in campo: Pedro Mendes, Raul Meireles, Tiago) e nella finalizzazione potrebbero riemergere come i cadaveri affondati sul mare. La Corea del Nord, che in realtà è a "sud" per troppe cose, appena finita la benzina non ha più trovato distributori per rifornirsi ed è rimasta in mezzo ad una strada, consegnandosi con spiccato talento autolesionistico all'attacco di iene assetate di sangue da poterne avere riserve a sufficienza per poter contrastare l'oramai effimera speranza della Costa d'Avorio di riprendere per i capelli un altro mondiale buttato dal finestrino di un treno che per la generazione Drogba non passerà mai più...

VOJVODA


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Sette reti, due legni colpiti, zero gol subiti ed almeno un paio di gol divorati. Sembra essere il tabellino di una partita a senso unico. Ed effettivamente lo è, ma sarebbe scorretto dimenticarsi dell'ottimo primo tempo disputato dai nordcoreani, eccessivamente (anche se è giusto ricordare che in questo girone risulterà fondamentale ai fini della qualificazione la differenza reti) umiliati nel secondo tempo, nel quale hanno subito ben sei pappine, di cui tre in soli 7'. Un autentico massacro, forse esagerato e se vogliamo ingiusto per una nazionale che fino alla rete del 2-0, quella che ha comportato il tracollo, non era dispiaciuta, seppur con tutti i suoi evidenti limiti. Una goleada che rischia di compromettere il rientro a casa dei giocatori nordcoreani: il regime di Pyongyang, esaltatosi dopo l'onorevole sconfitta contro il Brasile, aveva infatti deciso di trasmettere - per la prima volta dal giugno del 2009 - la gara in diretta. Una scelta che non ha portato bene e che - ci auguriamo naturalmente di no - potrebbe avere delle ripercussioni sugli sfortunati giocatori oggi in maglia biancorossa.

Eppure, come detto, nei primi 45' la Corea del Nord aveva confermato quanto di buono fatto vedere con il Brasile, risultando però più pericolosa in attacco e ripartendo con più uomini. Difesa ordinata, possesso palla tutto sommato discreto, movimenti interessanti dei due giocatori migliori, il "russo" Hong Yong-Jo ed il "giapponese" Jong Tae-Se. Particolarmente efficace la marcatura su Cristiano Ronaldo, raddoppiatto e talvolta triplicato, ma sempre fermato in modo pulito, con interventi sul pallone. I nordcoreani danno in particolare la sensazione di non temere e di non rispettare eccessivamente l'asso del Real Madrid, come se non lo conoscessero (e, chi lo sa, magari nel caso di qualcuno è proprio così). Corea del Nord che ci prova, quasi sempre con tiri da fuori, e che sfiora il gol in un paio di circostanze: prima con il già citato Jong Tae-Se (attaccante difficile da contenere, ma che deve migliorare almeno in un fondamentale: il controllo in corsa, perchè se avesse messo giù quella palla si sarebbe ritrovato solo contro Eduardo) e poi con il capitano Hong Yong-Jo. La manovra del Portogallo è lenta, i lusitani non trovano sbocchi, ma sfruttano alla perfezione gli inserimenti da dietro di Raul Meireles: un movimento che la retroguardia nordcoreana proprio non riesce a leggere e che porta alla rete del vantaggio.
All'inizio della ripresa la squadra asiatica cerca un paio di volte la soluzione da lontano con dei tentativi velleitari mentre il Portogallo, con una bella azione corale, si porta sul 2-0 con Simão, perfettamente servito ancora dal tatuatissimo centrocampista del Porto. E' il colpo di grazia che i lusitani infliggono al match, ormai a senso unico: arrivano in rapida sequenza le reti del due (colpo di testa di Hugo Almeida, colpevolmente lasciato solo in mezzo all'area piccola, su cross dell'interessante Fábio Coentrão) e del tre (conclusione dal limite del redivivo Tiago) a zero. Alla festa del gol partecipano anche il subentrato Liedson, Cristiano Ronaldo (che in precedenza aveva colpito l'incrocio dei pali con un magnifico tiro da fuori area) in un modo che definire bizzarro è riduttivo (palla che rimbalza prima sulla schiena e successivamente sulla testa del fuoriclasse di Madeira, che poi recupera in un qualche modo la sfera e la deposita in rete) ed ancora Tiago. Una valanga di gol che con ogni probabilità consentirà al Portogallo di qualificarsi agli Ottavi a discapito della Costa d'Avorio.

ALBERTO FARINONE

martedì 15 giugno 2010

Costa d'Avorio-Portogallo 0-0


COSTA D'AVORIO (4-3-3): Barry; Demel, K. Toure, Zokora, Tiené; Eboue (dal 43' s.t. Romaric), Y. Toure, Tioté; Dindane, Gervinho (dal 36' s.t. Keita), Kalou (dal 20' s.t. Drogba). (Zogbo, Bamba, Yeboah, Boka, Angoua, Gohouri, Gosso, Kone, Doumbia): All.: Eriksson.

PORTOGALLO (4-2-3-1): Eduardo; Paulo Ferreira, Alves, Carvalho, Coentrao; Mendes, Meireles (dal 40' s.t. Amorim); Ronaldo, Deco (dal 17' s.t. Tiago), Danny (dal 10' s.t. Simao); Liedson. (Beto, Fernandes, Miguel, Rolando, Costa, Duda, Pepe, Veloso, Almeida): All.: Queiroz.

ARBITRO: Larrionda (Uruguay).

NOTE: spettatori: 37.034. Ammoniti Zokora, Demel, Ronaldo. Angoli: 6-4. Recupero: 1' p.t., 3' s.t.

Su Eriksson, che ha giocato la prima amichevole il 30 maggio, taumaturgo in grado di modificare in pochi giorni la testa dei giocatori ivoriani, rivolgetevi altrove. Direi più così: posti davanti alle loro responsabilità, per una volta, la Selephanto ha risposto (anche senza Drogba in campo dall'inizio). E' l'eccezione che avrebbe dovuto essere la regola in questi anni. Ottime comunque la scelta di puntare sul più sicuro e attento Zokora dietro, al fianco del compagno di squadra di gioventù, a Sol Beni, Kolo Touré, e interessante la scelta di Eboué nel centrocampo a 3 del 433 ivoriano. Aruna Dindane è la storia di questo paese calcistico, ed è una tassa da pagare, perché ad oggi non merita proprio la maglia da titolare: evidentemente gli equilibri di spogliatoio devono essere rispettati anche così. Lo staff del CT svedese sceglie di avere grande densità davanti alla difesa: la squadra è compatta, stretta nei tre centrali di centrocampo e con gli attaccanti attenti anche sul lato debole, per un eventuale ribaltamento che il Portogallo gioca poco. Finalmente ha giocato da squadra( giocando così avrebbe vinto tutto in Continente in questi anni invece deludenti): mancano un po' le ripartenze, anche se è ovvio che Gervinho debba partire dall'inizio.


Giusto riconoscere alla Costa d'Avorio i meriti maggiori, quindi non andrei pesante sul Portogallo, che pure ha giocato in linea con le uscite di questi anni: malino. Comunque il giro palla della Selecçao non è stato velocissimo ma certamente eseguito con attenzione, e non ha mai concesso ripartenze pericolose agli ivoriani. Giocare contro squadre così chiuse rappresenta sempre un problema, per tutti. I ragazzi di Queiroz potevano pressare forse un po' più alto cercando maggiormanete la riconquista e la ripartenza, specie con un uomo come Cristiano, letale in queste situazioni, ma in fin de conti, con la prossima partita da giocare contro la Nord Corea, il pareggio ieri ha rappresentato un piccolo vantaggio. Alla fine pari giusto, partita bloccata e sola grande intuizione individuale il fenomenale palo di Cristiano, su una giocata che poteva cambiare l'inerzia del match.

CARLO PIZZIGONI