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martedì 22 giugno 2010

Francia-Sudafrica 1-2: Khumalo 20' (S); Mphela 35' (S); Malouda 70' (F).



FRANCIA (4-4-2): Lloris; Sagna, Gallas, Squillaci, Clichy; Diarra (dal 36' s.t. Govou), Diaby, Gourcouff, Ribery; Gignac (dal 1' s.t. Malouda), Cissé (dal 9' s.t. Henry).

SUDAFRICA (4-4-2): Josehps; Ngcongca (dal 9' s.t. Gaxa), Mokoena, Khumalo, Masilela; Pienaar, Sibaya, Khuboni (dal 32' s.t. Modise), Tshabalala; Mphela, Parker (dal 22' s.t. Nomvethe).

ARBITRO: Óscar Ruiz (Colombia).

NOTE: Spettatori 39.415. Ammonito Diaby, espulso Gourcouff al 25' p.t. per gioco violento.

Tutto è perduto, anche l'onore. Non sarebbe bastata una vittoria sul Sudafrica per poter tornare in patria consapevoli di aver fatto tutto il possibile per passare il turno, ma di certo questa inguardabile Francia non ha nemmeno provato a salvare la faccia sua e del suo tecnico, uno dei più controversi della recente storia del calcio. Con l'inglorioso 1-2 di Blomfontein si chiude dunque l'era-Domenech, caratterizzata da zero successi, infinite polemiche, una sovraesposizione mediatica con pochi eguali nel football e un bilancio indegno dei galletti nelle ultime due grandi manifestazioni a cui hanno partecipato, Euro 2008 e Mondiali 2010.
Per l'ultima partita del girone, da vincere ampiamente sperando che tra Messico e Uruguay sia partita vera, il brizzolato Raymond decide la linea dell'epurazione: fuori Anelka, che lo aveva pesantemente insultato nell'intervallo della gara col Messico, Abidal, Evra (che paga la sua difesa del centravanti del Chelsea), Malouda, Govou e lo squalificato Toulalan, l'undici titolare viene rivoluzionato con gli innesti di Squillaci, Clichy, Diarra, Gignac, Cissé e Gourcuff. I transalpini partono anche benino, sembrano avere più idee del solito e attaccano con continuità e maggor fantasia, tuttavia palesano le solite distanze sballate tra difesa e centrocampo e commettono il peccato mortale di fallire due occasioni chiare con Gignac (è tanto più forte di Benzema?) e Cissé; al contrario, un Sudafrica ordinato e al solito tecnicamente imbarazzante ha il pregio di passare alla prima palla utile: corner di Tshabalala, uscita a vuoto di Lloris e gol di Khumalo di spalla, o forse braccio. La vera mazzata per i francesi arriva però dopo cinque minuti con l'espulsione inventata di Gourcuff, che alza appena il gomito saltando con Sibaya e corona un Mondiale pessimo con un rosso che non meritava assolutamente. La partita dei blues finisce qui: quando non c'è spirito di squadra e l'allenatore in panchina non sa che pesci pigliare è normale squagliarsi alle prime difficoltà, e anche stavolta i transalpini escono mentalmente dal match non appena la partita prende la piega sbagliata. Tra i reparti dei fancesi si aprono voragini clamorose nelle quali i sudafricani si gettano a capofitto, e va da sé che in un contesto del genere anche Mphela può sembrare un attaccante di caratura internazionale. Con spazi enormi sguarniti e decine di metri davanti a loro i padroni di casa salgono in cattedra, segnano il 2-0 e cominciano a collezionare una serie di palle-gol che leggitima le loro aspirazioni di goleada (con un 4-0 e la contemporanea sconfitta del Messico passebbero il turno). Lloris ci mette più di una volta una pezza e quando non ci arriva c'è il palo ad aiutarlo; col passare dei minuti, tuttavia, l'ardore degli africani si spegne e la stanchezza regala alla Francia la possibilità del contropiede, sfruttata alla perfezione da Ribery (assis) e Malouda (gol a porta vuota) al 70'. Il gol della bandiera francese serve solo a mettere la parola fine anche sul mondiale del Sudafrica, che esce al primo turno come mai era accaduto in passato alle nazioni ospitanti. E' comunque un'uscita a testa alta quella dei Bafana Bafana, mentre la figura barbina dei vicecampioni del mondo viene perfettamente riassunta al fischio finale da Domenech, che rifiuta per imprecisati motivi di stringere la mano a Parreira. Arroganza e maleducazione fino all'ultimo, ma stavolta non c'è una testata a cui appellarsi per tentare di spiegare un'eliminazione vergognosa.

EDOARDO MOLINELLI

giovedì 17 giugno 2010

Francia - Messico 0-2: 64' J. Hernández, 79' Blanco (rig.).



FRANCIA (4-2-3-1): Lloris; Sagna, Gallas, Abidal, Evra; Toulalan, Diaby; Govou (dal 22' s.t. Valbuena), Ribery; Anelka (dal 1' s.t. Gignac) (Mandanda (portiere), Reveillere, Planus, Gourcuff, D. Cissé, Henry, Squillaci, A. Diarra, Clichy). C.T.: Domenech

MESSICO (4-3-3): Perez; Osorio, F. Rodriguez, Moreno, Salcido; Juarez (dal 10' s.t. J. Hernandez), Marquez, Torrado; Giovani, Franco (dal 17' s.t. Blanco), Vela (dal 31' p.t. Barrera) (Ochoa e Michel (portieri), Aguilar, Castro, Guardado, Magallon, Torres, Bautista, Medina ). C.T.: Aguirre

ARBITRO: Al Ghamdi (Arabia Saudita)

NOTE - Spettatori 35.000. Ammoniti Toulalan (F), Abidal (F), Franco (M), Juarez (M), Moreno (M) e Rodriguez (M) per gioco scorretto. Angoli: 5-1. Recuperi: p.t. 1', s.t. 3'


Il Messico si avvicina agli ottavi, la Francia di Domenech è ad un passo da una clamorosa (ma fino ad un certo punto) eliminazione: questo è il verdetto di Polokwane. Prima di gettare la croce addosso al tanto contestato e bistrattato Commissario Tecnico francese, però, sarebbe meglio concentrare l'attenzione sulla nazionale messicana, che merita solamente tanti complimenti per la splendida gara che ha disputato. Una squadra nel vero senso del termine, tatticamente tra le più preparate del torneo, tra le pochissime a proporre calcio, iniziando sempre e comunque l'azione dalla propria area di rigore, ovvero con i propri difensori, tutti abili ad impostare (il Barcelona di Guardiola nasce lì, o meglio, dal Messico del '06 - il cui stile di gioco è stato fedelmente ripreso da quello attuale - guidato da La Volpe al quale il Pep s'è ispirato). Una compagine davvero piacevole esteticamente da vedere, sempre propositiva, con tutti i giocatori che sanno che cosa fare quando hanno il pallone tra i piedi. Merito soprattutto dell'allenatore, Javier Aguirre, che aveva peraltro guidato già un ottimo Messico (quello del 2002), in grado di disporre il proprio undici in modo intelligente, con un atteggiamento offensivo ed equilibrato al mismo tiempo. Un Aguirre rivelatosi bravissimo a cambiare le carte in tavola a partita in corso, come quando - leggendo come meglio non poteva il momento della partita - ha tolto dal campo l'interno destro di centrocampo Efraín Juárez per inserire Chicharito Hernández, passando quindi da un 4-3-3 ad un 4-4-2 spregiudicato che in realtà era più un 4-2-4. Una scelta temeraria che ha pagato, perchè rischiare spesso porta al successo.
Apparentemente, almeno in partenza, è la Francia a fare la partita, attesa al varco dal Messico che la impallina in contropiede e che sembra prediligere proprio le ripartenze per far male ai transalpini. Con il passare dei minuti però le idee di Ribery e compagni svaniscono completamente ed il Messico comincia ad essere padrone anche del gioco. Diverse le opportunità create dalla Trì, che deve aspettare però il 64' per passare in vantaggio: lancio d'esterno delizioso di Rafa Márquez per il subentrato Javier Hernández, che taglia da destra verso sinistra e viene incredibilmente tenuto in gioco (seppur di pochissimo) dalla retroguardia francese: il neo-acquisto del Manchester United ringrazia, salta il povero Lloris e deposita comodamente in rete a porta sguarnita. Trascorrono 15 minuti ed è l'immortale Cuauhtémoc Blanco, fedelissimo del tecnico ed entrato al posto del Guille Franco, a trasformare un calcio di rigore procurato dal 22enne Barrera, steso (sebbene sia stato lui il primo a cercare il contatto) in area da Abidal in seguito ad un'ottima iniziativa personale. Terzo gol in altrettante edizioni dei Mondiali per il 37enne inventore del celebre "salto della rana".
I "Galletti" non hanno la lucidità nè la grinta necessaria per recuperare e rischiano così mestamente di salutare il Sudafrica al termine della prossima giornata della Fase a Gironi. Un tonfo però non del tutto inaspettato per un gruppo affatto coeso, ma anzi dilaniato dai dissidi interni alla squadra, con diversi giocatori che sembrano remare contro il discutibilissimo C.T. che comunque rimane inevitabilmente il principale responsabile di questo fiasco. Non c'è nulla da salvare nel mandato di Domenech, se si eccettua quelle tre partite ben giocate (perchè di più non furono) che portarono la Francia a giocarsi ai rigori il titolo di Campione del Mondo ed in parte le Qualificazioni che portarono ad EURO 2008. Ecco, il punto è proprio questo: l'Europeo! Raymond andava esonerato dopo la disastrosa spedizione in Austria e Svizzera. Lì doveva terminare la sua esperienza sulla panchina francese. Ed invece la Federazione, non si sa bene per quale motivo, ha deciso di andare avanti, nonostante ormai nessun giocatore sopportasse più l'ex attore teatrale, che aveva ormai perso letteralmente la fiducia da parte dei suoi stessi giocatori. Le folli convocazioni, le eccellenti esclusioni (dove sono, giusto per citare i due casi più clamorosi, Nasri e Benzema?), scelte tecniche (dall'inizio e in corsa) al limite del manicomio (vedi Abidal centrale e Govou titolare pressochè fisso): tutto ciò, cara Federazione Francese, non poteva essere evitato? Gli errori si pagano. Nel calcio, così come nella vita.

ALBERTO FARINONE

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Per la serie nel calcio non si butta mai niente, anche il Messico, dopo l’Uruguay e la riscoperta del numero 10 dietro i due attaccanti, ha fatto vedere una “vecchia” novità: il centromediano metodista.
A svolgere questo ruolo, di copertura, chiusura spazi difensivi e allo stesso tempo di impostazione della manovra e appoggio alle mezzeali, Rafa Marquez è perfettamente adatto. Contro la Francia ha controllato Ribery e ha chiuso gli spazi non coperti da Osorio quando saliva ed è stato il primo a giocare la palla, aiutato nella costruzione della manovra dal regista della squadra, Torrado, spostato leggermente sulla destra ad irretire Abou Diaby. Un metodista vero e proprio con le caratteristiche di Marquez non ne vedo tanti nel mondo, non lo è purtroppo De Rossi perché non riesce ad aprire gli spazi come fa il messicano e non può esserlo Montolivo perché troppo mezzala per saper gestire la presenza negli spazi difensivi. Il gioco con due mediani ha fatto scomparire questo tipo di calciatori che, se in giornata, possono spostare i valori di una partita. Marquez ha fermato ogni azione pericolosa di Ribery palla al piede ed ha servito la palla ad Hernandez per l’1-0. Più decisivo di così.

JVAN SICA

venerdì 11 giugno 2010

Uruguay-Francia 0-0



URUGUAY (3-4-1-2) Muslera; Victorino, Lugano, Godin; M.Pereira, D.Perez (dal 43' s.t. Eguren), Arevalo, A.Pereira; N.Gonzalez (dal 18' s.t. Lodeiro); Suarez (dal 29' s.t. Abreu), Forlan. (Castillo, Silva, Fucile, Gargano, Cavani, Scotti, A.Fernandez, S.Fernandez, Caceres). All. Tabarez.

FRANCIA (4-2-3-1) Lloris; Sagna, Gallas, Abidal, Evra; Toulalan, Diaby; Govou (dal 40' s. t. Gignac), Gourcuff (dal 30' s.t. Malouda), Ribery; Anelka (dal 27' s. t. Henry). (Mandanda, Carrasso, Reveillere, Planus, D.Cissè, Squillaci, A. Diarra, Valbuena, Clichy). All. Domenech.

ARBITRO Nishimura (Giappone).

NOTE espulso Lodeiro al 36' s.t. per doppia ammonizione (c.n.r e gioco scorretto). Ammoniti: Victorino per gioco scorretto, Lugano per proteste, Evra, Ribery e Toulalan per gioco scorretto. Spettatori 64.100. Angoli 0-4. Tiri in porta 4-2. Tiri fuori 3-7. In fuorigioco 3-2. Recuperi 1' p.t.; s.t 3'.

Domenech, pourquoi? Convocazioni astrologiche, hotel extralusso e spogliatoio compatto: contro di lui, però. Nella «prima» della Francia al Mondiale sudafricano, i mille dissidi interni finiscono col ripercuotersi sul terreno di gioco del Green Point Stadium di Città del Capo. Complici - involontari, a dirla tutta - della magra figura transalpina, gli uruguagi di Forlan e poco altro: le lacune della Celeste sono parse evidenti, e non basta certo la garra charrúa ad arginarle, anzi - vedasi, in proposito, l'espulsione di Lodeiro, maturata in venti minuti scarsi di gioco.
Venendo al racconto della partita, balza immediatamente agli occhi la bislacca scelta fatta da Domenech per scavalcare la muraglia umana di centrocampisti eretta da Tabarez: lancio lungo per Anelka, di cui si prende cura l'armadio - e capitano uruguagio - Lugano, uno che di testa ha pochi rivali, ed Anelka non fa certo parte di questo ristretto club. Con il passare dei minuti alla Francia si apre qualche spiraglio, ma l'assenza di idee riduce i transalpini ad una serie di iniziative individuali cui Eupalla nega la grazia: Ribery e Gourcuff ci provano vanamente, Govou neppure quello, ed i polmoni dell'inedita ma efficace coppia composta da Toulalan e Diaby non ringraziano di certo. Tra gli uruguagi si mette in mostra Victorino, abile nello sbrogliare qualche situazione dai possibili risvolti negativi, mentre Forlan deve giocare per due: Luis Suarez è un ectoplasma, sembra il gemello bidone del capocannoniere dell'Eredivisie. Il pareggio «con gli occhiali» che sigilla il primo tempo ci sta tutto.
Perché il risultato si sblocchi è necessario l'ingresso di una punta: ci sarebbe Benzema, peccato sia stato lasciato a casa. Quindi Domenech vira su Henry, che subentra al poco partecipe Anelka (tutto, ma non centravanti nel 4-2-3-1) senza però lasciare il segno. Segue qualche incomprensione tattica con l'ingresso di Malouda al posto di uno spento - e troppo poco carismatico? A Milanello non lo rimpiange nessuno - Gourcuff: Ribery va al centro, in un ruolo a lui poco gradito per sua stessa ammissione ed in cui, difatti, non combina granché. Nel frattempo l'Uruguay ha sì sfiorato il gol con una volée di Forlan, ma è anche rimasto in inferiorità numerica: Lodeiro, ventun'anni certificati da una sciocchezza inammisibile per chi prende parte ad un campionato del mondo, è fuori. L'asso nella manica di Domenech, sfoderato quando ormai al termine manca pochissimo, si chiama Gignac: ci sarebbe da discutere sulla tardiva sostituzione di un impalpabile Govou, del dislocamento di Malouda a destra e di qualcos'altro, ma il recupero si esaurisce attorno ad una punizione dai 25 metri calciata da Henry sulla testa tutta matta del «Loco» Abreu, subentrato a Suarez. A proposito di Suarez: chi ne auspicava una staffetta con Cavani è rimasto deluso, così come gli altri «italiani» facenti parte della selezione uruguagia, tutti lasciati in panchina da Tabarez.

ANTONIO GIUSTO

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Il film dell’era Domenech è un po’ come le commediole sexy all’italiana degli anni ’70: non certo da Oscar ma riproposte continuamente, in particolare nel periodo estivo. Lo specchio di sei anni (per fortuna dei Bleus destinati a finire tra due o più partite) della Francia di Domenech viene riflesso alla perfezione sul terreno di gioco del Green Point di Cape Town, con i Bleus che giocano la loro terza grande competizione con il controverso 58enne in panchina, esordendo ancora una volta con uno 0-0 blando e piuttosto inguardabile: quattro anni fa in Germania fu contro la Svizzera, due anni fa in Austria/Svizzera contro la Romania, quest’anno in Sudafrica contro l’Uruguay.

Il film è il solito: gioco al rallentatore senza alcun cambio di ritmo (se non con qualche tentativo personale fatto più di nervi che di lucidità) e senza alcuna creatività. Si cambia continente e non si ha nulla di nuovo: di fatto, in questi sei anni di gestione la Francia ha giocato quasi sempre così, a parte qualche variazione sul tema comunque mai convincente del tutto. Di fatto, nell’era Domenech si sono viste solo tre prestazioni convincenti (considerando tutte le partite, anche le amichevoli), arrivate però nel giro di pochi giorni nel Mondiale 2006: negli ottavi di finale contro la Spagna, nei quarti di finale contro il Brasile e anche nella finale (persa solo ai rigori) contro l’Italia. Anche allora i galletti iniziarono in maniera pessima il girone, riuscendo però a dare un cambio di rotta dagli ottavi in poi (senza tuttavia raggiungere i livelli del 1998 e del 2000), un cambio di rotta che a meno di clamorose sorprese (e di un livello generale del torneo bassissimo) non vedremo in Sudafrica: allora infatti la squadra in qualche modo era compatta e seguiva il proprio ct (a parte qualche caso, come Trezeguet, che non a caso poi fu decisivo in negativo in finale), mentre quest’anno s’è creato un clima pessimo e che nel calcio moderno non può certo essere vincente, un clima di autogestione con la squadra che (magari anche a ragione) non dà retta ad un Domenech che ha perso totalmente la testa.

In tutto questo ci sono anche limiti evidenti: ben abituati con i vari Deschamps, Makelele e Vieira (il vero Vieira, non quello attuale), i Bleus adesso non hanno più un mediano capace di imporsi con forza a centrocampo e capace di calamitare su di sé un enorme numero di palloni. C’è l’orgoglioso e sempre molto bravo Toulalan, ma avrebbe bisogno di una spalla di maggiore impatto fisico rispetto a Lassana Diarra (assente a questi Mondiali, ma sempre pessimo con la maglia della Nazionale) o rispetto ad Abou Diaby, grandissima incomprensione e incompiuta del calcio moderno: il centrocampista dell’Arsenal è il classico giocatore che promette di regalare prestazioni di altissimo livello, ma che poi a fine partita in fin dei conti non ha combinato nulla di concreto (anche in questa serata è autore di un primo tempo decente, per poi crollare e tornare ai suoi soliti livelli nella ripresa con tanti palloni persi incomprensibilmente). E’ un centrocampo che manca anche di un regista lucido che possa far scorrere il pallone con velocità e in modo pulito: di fatto, nel 4-2-3-1 di Domenech c’è sempre una grande spaccatura tra i mediani difensivi e i trequartisti, spaccatura limitata in parte da Diaby in questa esibizione, ma come detto il centrocampista dell’Arsenal gioca in maniera poco concreta e in fin dei conti risulta mediocre. Il centrocampo poi non gioca con tranquillità, perché dietro c’è anche una difesa che rischia di sbandare in ogni occasione: Gallas non è ai suoi massimi livelli e tuttavia in qualche modo regge, ma è al suo fianco che c’è un buco clamoroso, con i vari Abidal, Escudè, Squillaci e Mexes che non regalano alcuna garanzia.

Oltretutto c’è Domenech a metterci del suo, con una confusione tattica e mentale e l’incapacità di dare un volto a questa squadra: la Francia non ha un gioco, non ha alcuno schema, gioca in modo casuale. Inoltre, nel corso del match non cambia mai marcia e di solito non cambia nemmeno tatticamente (anche se non è il caso di questo match). Pessime anche le scelte degli uomini: Domenech cede alle pressioni dei senatori e preferisce Diaby a Malouda, ma soprattutto continua a dare fiducia ai Go-Go, Govou e Gourcuff. Il primo misteriosamente gioca ai Mondiali e altrettanto misteriosamente gioca titolare (nelle big, un caso simile lo si vede solo con Jonas Gutierrez dell’Argentina), mentre il secondo ormai da 12 mesi con la Nazionale non ne combina una giusta, apparendo un po’ assuefatto da un ruolo da titolare fisso che gli viene sempre e comunque garantita dal tecnico, nonostante le prestazioni del trequartista siano ormai del tutto impalpabile (al contrario, le sue prime presenze con i Bleus erano state promettenti): probabilmente un tecnico sveglio lo avrebbe lasciato fuori almeno in un’amichevole, prima che Gourcuff toccasse il fondo con una prestazione ai limiti del ridicolo contro l’Uruguay (i suoi tentativi nel corso del match appaiono parecchio patetici).

E’ allora la classica prestazione della Francia: tanto possesso di palla, qualche spunto d’orgoglio ma nessuno spiraglio di gioco e enormi difficoltà nel creare occasioni da rete. In tutto il match infatti non si ricordano parate particolari di Muslera, con solo una vera chance per i Bleus, ad inizio partita con l’errore di Govou su uno dei rari spunti di Ribery: il 27enne è un altro argomento da toccare, visto che appare incredibilmente spento sul piano fisico, mai capace di dare un cambio di passo, molto più lento rispetto ai suoi standard di gioco, una difficoltà atletica che pone una questione enorme sul tipo di preparazione effettuata da Domenech in vista dei Mondiali.

In generale il match è assolutamente mediocre per qualità tecnica e per spettacolarità, perché l’Uruguay fa poco più che difendersi e provare a ripartire in contropiede, piazzando qua e là qualche provocazione (magister Diego Lugano in questo), accorgendosi della pochezza dell’avversario solo nella fase centrale della ripresa: in questa fase arriva una grandissima (ma casuale: su rimessa laterale lunga mal controllata da Suarez) occasione per Forlan che mette i brividi ai francesi ma si spenge sul fondo. Un atteggiamento tattico negativo che porta ad uno 0-0 giusto, risultato che aiuta fino ad un certo punto la causa della Celeste, che ha finito per confermare tutti i dubbi e i punti interrogativi che hanno accompagnato la sua qualificazione e il suo avvicinamento ai Mondiali. Tabarez propone qualche nome nuovo, piazzando sulla trequarti Ignacio Gonzalez, già oggetto misterioso al Newcastle (fu insieme a Xisco il “grande colpo” di fine mercato estivo di Wise, ma di fatto non mise mai piede in campo risultando un flop fragoroso) e oggetto misterioso anche di questo match: ha fatto benissimo in Grecia (dicono), ma sembra davvero inadatto per i livelli di un Mondiale (pur in una partita scadente). 0-0 che arriva anche per l’atteggiamento molto chiuso di Tabarez: alla difesa a tre di fatto si aggiungevano sempre i due laterali di centrocampo e gli stessi mediani Diego Perez e Arevalo Rios avevano il compito di coprire e poco più. La fase offensiva è affidata sporadicamente ai due esterni (più Alvaro Pereira che Maxi Pereira) e ai tre elementi offensivi: Forlan ci prova e corre come un matto, ma Suarez e il già citato Ignacio Gonzalez non lo supportano a dovere. Ne esce uno 0-0 scontato (nonostante l’espulsione di Lodeiro e i disperati assalti finali della Francia) e tutto sommato parecchio prevedibile: l’Uruguay dovrà cambiare atteggiamento (anche se non sarà facile), la Francia pure oltre a qualche uomo in campo (anche se andrebbe cambiato anche qualcuno in panchina).

SILVIO DI FEDE

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SONO URU...GUAI!

Rimarrà una delle gare più insipide di questo mondiale, ma la presenza "Charrua" potrebbe regalare altre perle da incastonare, almeno per le prossime due gare. L'Uruguay è questo: non vuole, ma soprattutto non può con i suoi 3 milioni e 400.000 abitanti. Tabarez è come tutti gli umani: gli dai il Real Madrid e ti strabilia, ha in mano l'Uruguay e fa quello che gli concede la bottega, come il buon Parreira qualche ora prima, con buona pace dell'offensivismo "matrice" di fabbrica del "Maestro". La Francia ha invece le colpe maggiori perché vuole ma non può, come quei ragazzini che studiano per ore una lezione in modo ossessivo e ripetitivo ma a conti fatti il risultato è un grande senso di frustrazione al momento di raccoglierne i frutti all'interrogazione.
Transalpini monotematici, "monoffensivi", senza uno spartito da seguire con un individualismo lontano dalle corde della cultura calcistica francese e di una Ligue 1 dove la tattica del "tutti per uno, uno per tutti" è impartita fin dalla tenera età. Anelka, Govou, Ribery, Gourcuff...tutti a incanalarsi nella loro autostrada personale e sbattere alla prima curva dove Diego Lugano (occhi insanguinati già agli inni e sempre sull'orlo della bassa provocazione) e soci li aspettavano.
A proposito: due parole su Gourcuff bisognerà pur spenderle. Va benissimo la stagione scorsa nella quale il bretone si è imposto come uomo chiave di Bordeaux e campionato, conquistandosi in pianta stabile un posto nell'undici titolare dei bleu, ma di questo finale di annata così disastroso per i girondini lui è stato il gran artefice e in nazionale sta mostrando delle mostruosità che lo riportano ai tempi in cui sbarcò a Milanello. Ieri sera è stato qualcosa di veramente imbarazzante riuscendo a sbagliare tutto finché anche il "cieco" Domenech ha dovuto prenderne atto, sostituendolo, anche se solo nell'ultimo terzo del 2° tempo. Mi vengono sinceri dubbi sulla personalità di questo ragazzo a guidare una nazionale oramai orfana da tempo dell'ultimo Maradona visto sui campi di calcio prima dell'esplosione di Messi. Con un Gourcuff in queste condizioni, un Anelka abulico e un Govou marcatamente inadeguato, la partita ha vissuto di qualche raro episodio trasformandosi in un obbrobrio via via che passavano i minuti e candidandosi potenzialmente ad una delle 2, 3 gare più inguardabili di questo mondiale. Il 4-2-3-1 di Domenech abbisogna di interpreti diversi, pescare dalla panchina serve (Malouda incomprensibilmente fuori o fatto giocare in mediana assieme ad un Toulalan encomiabile come sempre, Valbuena a cosa è stato portato), andare a ripigliarsi qualcuno da casa (se fosse possibile) servirebbe ancor di più.

VOJVODA

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È iniziato il gran ballo e quello di cui avevamo paura, o meglio speravamo accadesse (perché unica nostra ancora) solo durante le partite dell’Italia, è accaduto. Nessuna squadra, anche se nettamente migliore dal punto di vista tecnico e fisico, lascia giocare l’1 contro 1 senza un raddoppio del centrocampista in zona centrale e della punta esterna in fascia. Questo porta ad un intasamento della fascia mediana del campo (e a questo eravamo abituati), ma soprattutto ad un isolamento dell’unica punta che deve fare i conti con almeno 3 uomini bloccati. Le premesse della vittoria di Mourinho e del nuovo modello di controgioco c’erano e nessun allenatore è così fesso da non ricorrere ad una tattica poco dispendiosa (l’Inter con una tattica di gioco aperto avrebbe finito le energie al 60’), capace di portare risultati buoni contro tutte le squadre (contro i pari grado il pareggio non lo butti, contro i più scarsi, aspetti l’errore che ti da la vittoria: vedi gol di Marquez). Passi per l’Uruguay con il suo calcio da sempre spezzaritmo e cadenzato e per il Sudafrica, in chiara difficoltà contro il centrocampo messicano, ma se il Messico fa retrocedere fino alla sua area dos Santos e Vela, e la Francia di Domenech invece di girare palla con le mezzeali, le costringe a giocare da mediani, allora il calcio difensivo è davvero un virus inarrestabile. Messe così le cose in questo Mondiale ci saranno pochi gol e soprattutto partite lente, frenate dalla difficoltà di guadagnare spazio libero inserendosi nello stesso. Sagna non ha mai guadagnato il fondo, Ribery non è mai riuscito ad arrivare al tiro, Anelka non ha avuto una palla in corsa. Per me non è un problema solo di Francia, ma di assetti di squadra che annullano gli spazi di corsa e gli scambi lunghi. Resta il fraseggio ballato, giocato a due tocchi. Vuoi vedere che il Brasile…

JVAN SICA