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sabato 26 giugno 2010

Svizzera-Honduras 0-0



SVIZZERA (4-4-2): Benaglio; Lichtsteiner, Grichting, Von Bergen, Ziegler; Barnetta, Inler, Huggel (dal 33' s.t. Shaqiri), Fernandes (dal 1' s.t. Yakin); Derdiyok, Nkufo (dal 24' s.t. Frei). (12 Wolfli, 21 Leoni, 3 Magnin, 14 Padalino, 18 Bunjaku, 20 Schwegler, 22 Eggimann, 4 Senderos). All: Hitzfeld.

HONDURAS (4-4-2): Valladares; Sabillon, Chavez, Bernardez, Figueroa; Alvarez, W. Palacios, Thomas, Nuñez (dal 22' s.t. Martinez); Jerry Palacios (dal 33' s.t. Welcome), Suazo (dal 42' s.t. Turcios). (1 Canales, 22 Escober, 4 J.Palacios, 9 Pavon, 13 Espinoza, 14 Garcia, 20 Guevara, 21 Izaguirre, 23 Mendoza). All: Rueda.

ARBITRO: Baldassi (Arg).

NOTE: spettattori 28.042. Ammoniti Thomas (H), Fernandes (S), Suazo (H), Chavez (H) e W. Palacios (H) per gioco scorretto. Angoli 5-3 per la Svizzera. Recuperi p.t. 1', s.t. 4'.

lunedì 21 giugno 2010

Cile-Svizzera 1-0: Mark González 30' s.t..


CILE (3-3-1-3): Bravo; Medel, Ponce, Jara; Isla, Carmona, Vidal (dal 1' s.t Valdivia); Fernandez (20' s.t. Paredes); Sanchez, Suazo (dal 1' s.t. Gonzalez), Beausejour. (Pinto, Marin, Contreras, Fuentes, Estrada, Fierro, Millar, Tello, Orellana). All.: Bielsa.

SVIZZERA (4-4-1-1): Benaglio; Lichtsteiner, Von Bergen, Grichting, Ziegler; Behrami, Huggel, Inler, Fernandes (dal 32' s.t. Bunjaku); Frei (dal 42' p.t. Barnetta); Nfuko (dal 23' s.t. Derdiyok). (Woelfli, Leoni, Eggmann, Senderos, Magnin, Padalino, Schwelger, Shaquiri, Bunjaku, Yakin). All.: Hitzfeld.

ARBITRO: Al Ghamdi (Arabia Saudita)

NOTE: spettatori 40mila circa. Espulso Behrami al 31' p.t. per gioco scorretto. Ammoniti Suazo, Nfuko, Carmona, Ponce, Barnetta, Inler, Fernandez per gioco scorretto, Medel per comportamento non regolamentare e Valdivia per simulazione. Angoli: 5-3. Recupero: 2' p.t., 3' s.t..


Stavolta più generoso che lucido, più grintoso che bello, il Cile incassa tre punti meritati se non altro per la testardaggine, favoriti anche dall’espulsione (fiscale) di Behrami nel primo tempo.

Ci stava per cascare anche Bielsa nel trappolone svizzero. Gli esteti odieranno a morte la sua squadra, ma la struttura difensiva messa in piedi da Hitzfeld merita perlomeno rispetto. Queste due linee che accorciano costantemente chiamano l’avversario a spremersi le meningi per superarle. E dobbiamo dire che come la Spagna anche il Cile non ha risposto al meglio.
Se la Spagna ha giocato con la testa fra le nuvole, il Cile del primo tempo ha giocato senza testa. Da un estremo all’altro: orizzontale e con movimenti incontro al pallone che non smuovono di un millimetro la difesa la Spagna, eccessivamente verticale e precipitoso invece il Cile. Anche questo è peccato con la Svizzera: appena recuperano il pallone i sudamericani si lanciano subito con enorme foga nello spazio.. sì, ma quale spazio? Contro una squadra che tiene la difesa a pochi metri dalla linea dell’area di rigore, lo spazio prima te lo devi creare, devi aprire da un lato all’altro e dopo, solo dopo, infilarti in una di quelle fessure nel mezzo. Devi anche temporeggiare, il giusto, ma devi farlo.
Invece niente, polli senza testa, anche col ritorno dell’avveniristico 3-3-1-3 di Bielsa, e la Svizzera prima di beccarsi l’espulsione stava anche uscendo dal guscio, prendendo confidenza. La cacciata di Behrami immobilizza il copione del match, e il Cile inizialmente (con l’adattamento sulla fascia di Frei, spaesatissimo e presto rimpiazzato da Barnetta) trova uno sbocco proprio su quella fascia con le cavalcate e i cross calibrati di Beausejour, ma in mezzo, dove bisogna inevitabilmente passare per buttare il pallone in rete, ci sono pochissime idee.
Paga il rientrante Suazo, fuori dal match in entrambe le sue apprezzabilissime vesti (quella di finalizzatore e quella di perno spalle alla porta), entrano Valdivia e Mark González per dare un’impronta ancora più offensiva alla squadra (fuori Vidal, Beausejour arretrato), e dopo 20 minuti di ripresa paga anche Matias Fernández, sostituito da Paredes, che va a fare la prima punta e lascia la trequarti a Valdivia, inizialmente riproposto da falso centravanti come con l’Honduras.
Proprio Mati merita una notazione, e purtroppo è ancora negativa: quanto è involuta l’ex promessa di Colo Colo e Villarreal, quanto appesantisce il gioco… Fate il confronto con Valdivia, e vedrete Mati che riceve spalle alla porta, che ogni volta si deve girare, portare palla, arrancare… non si sta dimostrando un vero rifinitore, ma un solista ancora abbastanza indefinibile. Valdivia pur senza fare cose straordinarie riceve molto di più fronte alla porta, perché sa come smarcarsi fra le linee, come nascondersi alle attenzioni sia della difesa che del centrocampo avversario, sa dove ricevere palla ed ha anche tempi e visioni migliori nel liberarsene.
Paredes offre l’assist del gol decisivo a Mark González, ma spreca clamorosamente un paio di contropiedi nel finale, quasi permettendo la beffa del pareggio svizzero, un destro a botta sicura di Derdiyok (non può partire dalla panchina, dà una profondità che per come gioca questa Svizzera né Nkufo né Frei possono dare) di poco a lato sul quale il Loco e la sua banda avranno perso minimo due anni di vita.

VALENTINO TOLA

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Una delle poche squadre che esce fuori dallo spartito ormai noiosissimo del 4-2-3-1 e del 4-4-2 ultra difensivo è il Cile, che Bielsa, uno che non ha mai seguito la corrente, schiera con il 3-3-1-3. L’assetto di Bielsa è molto particolare e dice molte cose nuove sotto diversi punti di vista, ma quello che bisogna evidenziare di più del gioco cileno è la sua capacità di dominare le fasce sia in fase difensiva che in quella offensiva. Lo schieramento cileno permette di avere 3 uomini per ogni fascia, attivando un meccanismo di movimenti di attacco e difesa molto interessanti. Quando si attacca sull’ala, un solo difensore centrale, Ponce, rimane bloccato al centro, mentre il difensore della fascia debole stringe, il laterale della stessa catena di fascia debole scala in difesa. A completare il tutto, Carmona accorcia sulla fascia forte, nel caso si perda la palla. In questo modo l’equilibrio regge e sulla fascia di attacco ci sono tre uomini, il laterale di difesa, quello di centrocampo e l’ala d’attacco. Una superiorità così evidente permette di giocare con la palla in fascia e velocizza le sovrapposizioni, ma fa muovere perfettamente i 3 anche senza palla, così la mezzapunta può facilmente trovare un uomo in corsa che spesso non si deve più occupare nemmeno dell’1 contro 1. È un vero gioiello la squadra di Bielsa e grazie agli uomini che ha, il tecnico riesce a giocare con diverse soluzioni di attacco e difesa (con la Svizzera in inferiorità numerica, fuori Arturo Vidal, perfetto nella doppia fase che descrivevamo prima e dentro Mark Gonzalez, utile quasi esclusivamente in fase d’attacco e pronto a chiudere verso il centro nell’azione del suo gol). Adesso il Cile aspetta la prova più difficile, la partita con un squadra che, nonostante il 4-2-3-1 inibente per il gioco sulle ali, ha calciatori così bravi e veloci che riescono a sfondare spesso sulle fasce. Se il Cile riesce a superare anche l’ostacolo Spagna, diventa la più grande sorpresa del Mondiale e un esempio di calcio da seguire.

JVAN SICA

mercoledì 16 giugno 2010

Spagna-Svizzera 0-1: Fernandes 8' s.t..



SPAGNA (4-1-4-1) Casillas; Sergio Ramos, Piqué, Puyol, Capdevila; Busquets (16' st Fernando Torres); David Silva (17' st Jesus Navas), Xabi Alonso, Xavi, Iniesta (32' st Pedro); Villa. All. Del Bosque.

SVIZZERA (4-4-2) Benaglio; Lichtsteiner, Senderos (36' pt Von Bergen), Grichting, Ziegler; Barnetta (47' st Eggimann), Inler, Huggel, Fernandes,; Derdiyok (34' st H. Yakin), Nkufo. All. Hitzfeld.

ARBITRO: Webb (Ing)

NOTE: Ammoniti: Ziegler, Grichting e H. Yakin per gioco scorretto, Benaglio per c.n.r.. Recuperi: 1' p.t. e 5' s.t.

Punto e a capo. La Spagna torna a inseguire i suoi fantasmi al termine di una partita magari non fortunatissima, ma certo allarmante per incompiutezza e anche immaturità. Gli iberici hanno offerto un controllo del gioco inizialmente saldo e poi via via più sterile, fino ad arrivare alla frittata e a una reazione dopo il gol svizzero gestita senza un briciolo di razionalità e denotando solo nervosismo e impotenza.
Alla Svizzera il merito di aver scrupolosamente applicato l’unica ricetta consentita dalle proprie limitate risorse. Al solito ottimo il sottovalutato Hitzfeld. Ma il peggior nemico della Spagna resta la Spagna stessa.

Nel primo tempo la nota positiva per la Spagna è l’equilibrio difensivo. La Svizzera recupera troppo lontana dall’area di Casillas, la qualità è quella che è ed è molto facile per centrocampisti e difensori spagnoli accorciare sui rilanci.
Assicurata questa supremazia territoriale però la Spagna fa scena muta nell’ultimo quarto di campo. Nei primi 45 minuti si contano due occasioni per le Furie Rosse, una per Piqué (sempre sontuoso il suo apporto alla fase di possesso) su uscita da un calcio d’angolo, l’altra per Villa su contropiede. A difesa schierata, zero. La Svizzera gioca strettissima al centro, fra difesa e centrocampo (perché sa che la Spagna la superiorità la vuole creare con gli spostamenti centrali dei falsi esterni), lasciando un po’ di respiro solo a Capdevila e ad Arbeloa.
Il problema della Spagna è che si palleggia addosso, a conti fatti c’è poca comunicazione e poco supporto fra Villa e il centrocampo. In mezzo girano il pallone e girano i giocatori, ma girano sempre attorno allo stesso punto, in un esercizio fine a se stesso. Quando Villa entra in contatto col pallone, lo fa eccessivamente lontano dall’area o defilato.
Il centrocampo è troppo piatto: qualcosa lo si sospettava già prima del mondiale, ma non c’erano risultati negativi che richiamassero l’attenzione. Del Bosque ha compiuto una scelta chiara: accanto a Xavi e Xabi Alonso vuole Busquets. Vuole un uomo in più pronto a fare da schermo per la difesa non appena la Spagna perde palla. Una precauzione esagerata e una mossa che limita il potenziale di questa squadra, perché costringe in una sorta di “cattività” Xabi Alonso che, partendo più avanti, da mezzala, vede la giocata di fronte molto meno di quanto non avvenga nel Real Madrid, fatto inspiegabile se si pensa che una soluzione semplicissima passerebbe per l’inserimento di Cesc al posto di Busquets e l’arretramento di Xabi Alonso davanti alla difesa. Un’ opzione più logica, ognuno nel suo habitat naturale e anche maggior supporto all’attacco: con Busquets+Alonso troppo piatti, con Cesc invece ci sarebbe un uomo più portato ad attaccare l’area in inserimento quando Villa la “svuota” con i suoi classici movimenti.
È mancata presenza negli ultimi metri, e in questo senso una soluzione probabilmente ancora più indicata (almeno quella che io adotterei dalla prossima partita con l’Honduras) sarebbe l’utilizzo di due punte. La squadra vista oggi necessita un’impronta ben più aggressiva, e questa passerebbe per un cambio di mentalità ma anche per i movimenti di Villa e Torres: alleggerire il centrocampo e schierare due punte portate ad allungare ed allargare le difese avversarie con movimenti in profondità o dal centro verso le fasce. Ciò potrebbe creare anche più spazi a rimorchio per i palleggiatori del centrocampo. Qualcosa comunque va fatto, non si può dare la colpa alla sorte o, come fatto da un Del Bosque nel pallone, agli svizzeri che si sono solo difesi (tipica patetica scusa del perdente spagnolo medio… e cosa dovevano fare, stendere un tappeto rosso davanti alla porta?).

Il promettente inizio spagnolo nella ripresa, almeno come intenzioni e come ritmo, viene stroncato dal gol che arriva nell’unica maniera oggettivamente praticabile per la Svizzera: in transizione offensiva elaborata se lo può scordare, quindi palla inattiva, nello specifico un rinvio dal fondo ben giocato perché sulla spizzata di Nkufo c’è subito Derdiyok, e a rimorchio, reattivo anche lui, arriverà in seconda battuta Gelson Fernandes a servire la doccia fredda dopo un batti e ribatti rocambolesco.
E qui la Spagna non ci capisce più nulla. Del Bosque si gioca i cambi: entra la seconda punta, Torres per Busquets come detto già prima, ma la situazione è già diversa rispetto a quella che si può presentare ad inizio partita. I quaranta minuti circa dopo il gol vengono gestiti male da una squadra sempre meno lucida nei suoi attacchi, che carica a testa bassa, sfiora anche il gol in due occasioni (fuori di poco Iniesta e traversa di Xabi Alonso che ancora trema), gioca tutto esclusivamente sugli uno contro uno sulle fasce e si affida a cross a getto continuo che somigliano a preghiere. È entrato anche Navas (errore far uscire Silva, a quel punto fai uscire Puyol, accentri Ramos e Navas te lo giochi come falso terzino), un po’ di freschezza, ma poca precisione al cross. Un po’ tutti si fiondano in area di rigore, alla rinfusa, e la squadra così perde ordine nelle transizioni e continuità di manovra regalando pure un contropiede alla Svizzera che quasi costa lo 0-2 (slalom spettacolare di Derdiyok, il più dotato dell’undici elvetico). Forse una volta che decidi di giocare a cross servirebbe Fernando Llorente, ma ad entrare Pedrito per l’infortunato Iniesta (solo una botta comunque). La Svizzera finisce senza grossi affanni, e ora la Spagna rischia di giocarsi tutto all’ultima partita con il Cile.

VALENTINO TOLA

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Una sorpresa, prima o poi, doveva pur arrivare, e la prima protagonista dell'evento è sicuramente la Svizzera, che stende i favoriti spagnoli all'esordio. Hitzfeld, senza Frei e Behrami, sceglie il 4411 con la fisicità di Derdyok, dietro l'unica punta Nkufo: il segreto della vittoria è comunque, nell'atteggiamento difensivo, la grande attenzione, e la compattezza che ha tolto la fluidità necessaria in mezzo ai maestri di palleggio spagnoli. La palla è girata, anche con discreta velocità, ma la Spagna non ha mai trovato l'imbucata centrale, proprio per il traffico organizzato dagli elvetici. Il problema è che per aprire gli spazi, quando ci si trova davanti un blocco unito e basso, in mezzo è necessario trovare profondità sui lati, quindi "spostare la difesa": il che non significa, come invece hanno fatto con continuità gli spagnoli ieri nel secondo tempo (nel primo le fasce sono state un po' troppo dimenticate), cercare l'uno contro uno (o contro due) sulle fasce (ieri Jesus Navas), per crossare. E' ovvio che nessuna difesa può compattarsi sui lati, sceglie sempre di farlo al centro, cercando di coprire le avanzate esterne: l'idea è quella di girare la palla velocemente, anche davanti all'area altrui e cambiare poi lato, "attaccare" la profondità sulle fasce per muovere la difesa, ed eventualemnte tornare al centro - dove per forze ci deve essere spazio, se le due linee si sono mosse - e trovare una verticalizzazione: è in questo centro-lato-centro-lato che i buchi si creano, e la elevatissima qualità dei passatori spagnoli può metterti davanti alla porta senza difficoltà. Ieri è successo troppo raramente e l'attenzione e l'organizzazione di Hitzfeld hanno avuto la meglio.

CARLO PIZZIGONI