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domenica 27 giugno 2010

Germania-Inghilterra 4-1: Klose (G) al 20, Podolski (G) al 32', Upson (I) al 37' p.t.; Mueller (G) al 22' e al 25' s.t.


GERMANIA (4-2-3-1): Neuer; Lahm, Mertesacker, Friedrich, Boaeting; Schweinsteiger (dal 38' s.t. Kiessling), Khedira; Mueller (dal 27' s.t. Trochowski), Oezil, Podolski; Klose (dal 27' s.t. Gomez). (Wiese, Butt, Jansen, Aogo, Tasci, Badstuber, Kroos, Marin, Cacau). All: Low.

INGHILTERRA (4-4-2): James; G.Johnson (dal 42' s.t. Wright-Phillips), Terry, Upson, A.Cole; Milner, Lampard, Barry, Gerrard; Defoe (dal 26' s.t. Heskey), Rooney. (Green, Hart, Dawson, Lennon, J.Cole, Warnock, Carragher, King, Carrick, Crouch). All: Capello.

ARBITRO: Larronda (Uruguay)

NOTE - Spettatori 40.510. Ammoniti Johnson e Friedrich per gioco scorretto. Angoli 4-6. Recuperi p.t. 1'; s.t 2'.

Auf Wiedersehen, Inghilterra. La spumeggiante Germania di Löw impartisce una lezione di calcio ai sudditi di Elisabetta II, candidandosi prepotentemente ad un posto nella finale di Johannesburg.
L'andamento dell'incontro è chiaro sin dalle prime battute, sufficienti all'Inghilterra per palesare le proprie lacune: Gerrard e Milner, accentrandosi, vanno a creare un'eccessiva densità in zona centrale finendo con l'otturare gli spazi. I terzini, Johnson ed Ashley Cole, non riescono a proporsi con la costanza «slovena» perché tenuti bassi da Müller e Podolski: il gioco ristagna, privo di sbocchi esterni. La Germania, che difende con ordine, attende di recuperare il pallone (alto, possibilmente) per dedicarsi al gioco che più le piace, quello basato sul fitto fraseggio volto ad aprire varchi per l'imbucata centrale dell'attaccante di turno. Accortezza del giorno, quella di agire prevalentemente sul centrodestra per sfruttare la lentezza di Upson e la scarsa propensione difensiva di Ashley Cole: da lì partono i tagli di Klose (l'1-0 ne è la dimostrazione) ed è proprio in quella zona che agisce - e si inserisce - Özil nel primo tempo.
Gli inglesi, che soffrono la dinamicità degli avversari, evidenziano l'assenza di un «cervello»: l'incursore Lampard ed il mediano Barry non garantiscono la quantità di fosforso necessaria alla fluidità della manovra che, come detto poc'anzi, ristagna in zona centrale e trova nei cambi di gioco di Gerrard le uniche, flebili variazioni ad un copione tremendamente monotono. Rooney ci prova andandosi a prendere il pallone a quaranta metri dalla porta, ma non è in questa maniera che ha segnato 34 gol nell'ultima stagione; con il passare dei minuti, complice la disperazione, piovono illogici lanci lunghi: cosa possono Defoe e Rooney contro due marcantoni come Friedrich e Mertesacker?
Ma l'attacco non è certo il più grande cruccio di Capello, perché i guai veri li passa James (pessimo in occasione del 3-1) a causa di una carente fase difensiva. Maglie troppo larghe, eccessiva distanza tra i reparti - follia pura, quando affronti una squadra che schiera tre uomini sulla trequarti - ed una preoccupante staticità consente a Schweinsteiger di pensare calcio (sia lode a van Gaal, maestro di calcio) mentre Müller, Özil e Podolski sfruttano a meraviglia i movimenti di Klose, perfetto nell'attirare Upson sull'esterno in occasione del 2-0. Veder giocare la Germania, questa Germania che mangia kebab e balla il samba, è una gioia per gli occhi: fraseggio stretto con palla rigorosamente a pelo d'erba, ottima qualità tecnica e rapidità d'esecuzione magistralmente fusi in una manovra offensiva che include almeno quattro uomini, con Khedira sempre pronto ad inserirsi.
La bella favola tedesca rischia però d'interrompersi sul finire del primo tempo, quando un doppio errore difensivo (Neuer esce a vuoto, Friedrich sceglie l'uomo sbagliato) consente ad Upson di riaprire la partita. Complice la verde età ed un'inesperienza latente, la Germania sbanda quel tanto che basta a Frank Lampard per scagliare il bolide del pareggio che oltrepassa nettamente la linea ma non viene convalidato: Geoff Hurst al contrario.
Il primo quarto d'ora di ripresa scivola via placidamente, con l'Inghilterra protesa in avanti alla ricerca del pari e la Germania che approfitta della scarsità di idee degli avversari per attirarli nella trappola del contropiede. Müller è lo spietato esecutore, i mandanti si chiamano Schweinsteiger - ripeto: grazie van Gaal - ed Özil.
Considerazioni finali: un'ala vera come Walcott, capace di andare sul fondo e dotato di gran passo, non avrebbe fatto comodo a questa piattissima Inghilterra? Lo stesso dicasi per un regista puro come Carrick: più facile trovare una cascata nel deserto che un'idea in questo centrocampo.

ANTONIO GIUSTO

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Un Mondiale 2010 nato malissimo per l’Inghilterra si chiude in modo ancora peggiore: dominati e sopraffatti in tutto e per tutto dalla Germania, i Three Lions non solo escono (come tutto sommato era anche preventivabile) al cospetto di una grandissima Nazionale, ma escono con le ossa del tutto rotte, maciullate da un’inferiorità netta e totale sul piano tecnico, tattico e di mentalità che probabilmente non s’è mai vista nella storia di questa grande rivalità tra le due Nazionali.

Non è un’eliminazione normale, è un tracollo vero e proprio in un Mondiale che doveva essere quello del rilancio in grande stile dopo il fallimento delle qualificazioni per Euro 2008, in un Mondiale che doveva vedere l’Inghilterra competitiva fino all’ultimo, che doveva essere vinto: per questo era stato ingaggiato un ct con la fama da vincente come Fabio Capello, per questo si era investito tantissimo su di lui e sul suo stipendio. Dopo i fuorvianti risultati del girone di qualificazione, la figuraccia fatta alla fase finale dei Mondiali rende del tutto fallimentare questo investimento della Federazione, perché i Three Lions hanno giocato un girone pessimo con due prestazioni mediocri e una terza appena discreta per poi crollare al primo vero ostacolo, un po’ come successo quattro anni fa con Sven Goran Eriksson in panchina con la differenza che lo svedese non era stato accolto con questo alone di “santone” del calcio, con la differenza che allora il girone fu vinto, fu evitato un ottavo difficile e la squadra si fermò ai quarti di finale in un match giocato per gran parte in inferiorità numerica (l’espulsione di Rooney) e ai calci di rigore contro il Portogallo: qui contro la Germania non è arrivata un’eliminazione, è arrivata una lezione di calcio.

Il momento più discusso e chiacchierato della partita è figlio di una grande controversia, una specie di clamoroso revival di quanto successo nella (più volte ricordata nella vigilia) finale del Mondiale ’66, quando a regalare a quella grandissima Inghilterra il successo fu un gol fantasma: al 101’ dei tempi supplementari la conclusione scagliata da Geoff Hurst andò a sbattere sulla base interna della traversa e rimbalzò un pizzico sulla linea di porta, ma questa carambola ingannò il guardalinee azerbaigiano Tofik Bakhramov che convinse in qualche modo lo svizzero Gottfried Dienst (i due non parlavano la stessa lingua) ad assegnare il gol. Poi al 120’ minuto lo stesso Geoff Hurst sentenziò il match con l’hat-trick e il definitivo 4-2, ma chiaramente allora la Germania era del tutto scoperta alla ricerca di un nuovo pareggio in extremis (già il gol del 2-2 del difensore centrale Wolfgang Weber era arrivato con il match agli sgoccioli) e chiaramente quella rete del 3-2 è da considerare quella che di fatto decise quel Mondiale. A 44 anni di distanza il destino ha voluto giocare sopra questo avvenimento storico e ribaltare tutto: appena riaperta la partita, l’Inghilterra s’è lanciata subito in avanti con la conclusione di Lampard che sbatte sulla traversa interna e poi rimbalza un metro buono oltre la linea di porta, ma in maniera incredibile né il guardalinee Mauricio Espinosa né l’arbitro Jorge Larrionda hanno visto un episodio davvero netto, risultando probabilmente gli unici in tutto lo stadio a non essersene accorti. Risiedono tutte qui le recriminazioni dell’Inghilterra, perché questo sarebbe stato il gol del 2-2 e avrebbe rimesso in corsa la squadra inglese, ma in realtà sono recriminazioni nate da un evento davvero assurdo e clamoroso ma che allo stesso tempo sono poco più che disperate: lo sa capitan Gerrard, lo sa la squadra, lo sa parte dei media (la BBC su tutti) che non è stato questo episodio importante la reale causa del disastro visto da parte dell’Inghilterra. E’ un episodio assurdo che crea e deve creare mille perplessità sul piano tecnico, ma in realtà non si può dare solo a questo le reali ragioni di un risultato netto e lampante: gli errori arbitrali assumono importanza devastante quando a vincere è la squadra che sul campo aveva dimostrato di meritare meno, oppure quando in campo c’è un grandissimo equilibrio. Ebbene, questo non era il caso di questa partita, perché prima e dopo quel gol fantasma la Germania si era dimostrata di un altro livello rispetto all’Inghilterra, si era dimostrata almeno due/tre gradini sopra: questo è quanto mostrato dalla partita, questo è quanto ammesso dai calciatori inglesi (anche sportivamente, come molto sportivi sono stati i calciatori tedeschi, che hanno ammesso senza giri di parole di esser stati molto fortunati, parlando anche di “evento decisivo” con signorilità) e non è un caso che l’unico dell’Inghilterra a recriminare solo su questo avvenimento sia un italiano (evidentemente è proprio nel dna), ovvero il ct Fabio Capello. Gol o non gol, il risultato di 4-1(+1) e il gioco visto in campo dimostra che ai quarti di finale avanza la squadra nettamente più forte, nettamente più in forma e nettamente più talentuosa: stop.

Nell’analisi ampia della partita però quest’episodio rappresenta una specie di specchietto per le allodole da proporre a chi guarda il calcio con occhi banali, proprio come l’erroraccio di Green lo era stato per il match contro gli Stati Uniti: la vera causa dell’eliminazione dell’Inghilterra è una certa inferiorità mostrata contro la Germania. Inferiorità dovuta anche al fatto che molto degli elemento della “Golden Generation” arrivano alle grandi competizioni sempre scoppiati e non riescono mai a riproporre in Nazionale le prestazioni che invece mostrano normalmente nei club: Lampard in questo match è stato forse il migliore dell’Inghilterra, ma in generale rispecchia perfettamente questo discorso, perché in Nazionale è sempre il fratello scarso del Lampard che ammiriamo settimana per settimana al Chelsea. Stessa cosa per il compagno di squadra John Terry, grande simbolo di questa sconfitta: il capitano dei Blues è stato un totale disastro, il primo ad affondare facendosi trovare sempre fuori posizione e sbagliando tutto, creando di fatto una cascata nella quale sono finiti poi tutti i compagni della difesa. Terry non arrivava da una grande stagione per prestazioni personali, ma mai lo si era visto così rintronato come nel primo tempo di questo match (non che nella ripresa le cose siano migliorate). Che dire poi di Wayne Rooney, la stella e il simbolo dell’Inghilterra: chiude il Mondiale senza avere mai convinto, con zero gol nel carniere e di fatto senza esser mai andato particolarmente vicino alla realizzazione, davvero irriconoscibile e fuori condizione (leggermente giustificato dai problemi fisici che gli hanno condizionato il finale di stagione: necessita più di tutti di una pausa). Questo senza dimenticarci di Steven Gerrard: aveva avuto una stagione tribolata con il Liverpool anche per i problemi fisici e si pensava che questo potesse preservarlo bene per i Mondiali, ma in realtà anche lui è apparso al 10% rispetto a quanto lo vediamo di volta in volta in Premier League.

Il refrain è allora il solito: “nel calcio inglese si gioca troppo e per questo i calciatori arrivano cotti al Mondiale”. Ok, ma perché in questi ottavi di finale abbiamo visto correre come dei matti senza un istante di pausa e mostrare una buonissima condizione gente come Carlos Tevez, Javier Mascherano, Park Ji-Sung, Kevin-Prince Boateng, John Mensah, John Pantsil o Clint Dempsey (senza dimenticare un Nadir Belhadj che ha giocato tre partite incredibili per corsa e mobilità)? Non giocano anche loro in Premier League? Il fatto che calciatori che militano nelle altre Nazionali riescono a correre e che invece quelli dell’Inghilterra appaiano tutti delle mammolette non deve essere ascritto alla Premier League e ai calendari fitti, quanto unicamente al tipo di preparazione che ogni volta viene svolto dalla Nazionale sul piano fisico: it’s a fact.

Nel calderone deve entrare assolutamente anche Fabio Capello, ingaggiato per vincere: arriva l’eliminazione agli ottavi di finale, in una sfida difficilissima ma che l’Inghilterra aveva trovato arrivando al secondo posto del girone. La squadra è arrivata ai Mondiali cotta giocando un calcio osceno, ma soprattutto difendendo in maniera squilibrata: Capello è stato preso per la sua qualità nell’impostare ottimamente la fase difensiva, ma in questo match si sono visti orrori incredibili e questo deve porre un grande punto interrogativo anche sul suo lavoro, comunque ampiamente fallimentare in questa fase finale dei Mondiali.

Non è stata però solo l’Inghilterra ad essere ampiamente inferiore, ma è stata la Germania ad essere decisamente superiore: l’ultimo Mondiale a cui la Mannschaft ha partecipato non arrivando tra le prime 8 risale addirittura al 1938, il che spiega perfettamente la forza e la continuità di una Nazionale capace sempre o quasi di arrivare fino in fondo, per una mentalità splendida e vincente, per una capacità di saper sempre valorizzare la propria forza. In passato però eravamo abituati ad una Germania che principalmente era tignosa e fisica, ma adesso osserviamo una squadra capace di rubare l’occhio anche in termini estetici, capace di regalare azioni spettacolari e brillantissime per livello tecnico: è una Nazionale del tutto diversa, che punta non solo sulla grandissima organizzazione ma anche sull’estro delizioso dei tanti giovani lanciati da Joachim Low. Questa Germania è lo specchio di un lavoro federale, che ha puntato moltissimo sul vivaio, crescendo così talenti davvero importanti e vincendo anche molto a livello giovanile, traendone fuori una Nazionale che non solo è temibile perché è molto dura da affrontare, ma che oltretutto adesso è anche molto bella da vedere e molto forte: in un match ampiamente dominato, la squadra di Low ha avuto qualche momento di difficoltà (dopo il gol del 2-1) mostrando forse la mancanza di un vero mediano di filtro, però è un collettivo piuttosto entusiasmante che ha superato un esame difficile (sulla carta) e a pienissimi voti, grazie al super-talento di Mesut Ozil, grazie al dinamismo di Bastian Schweinsteiger, grazie ai riflessi di Manuel Neuer (colpevole con Boateng del gol subito), grazie a due elementi che (al contrario degli inglesi) si trasformano in positivo con la maglia della Nazionale come Miroslav Klose e Lukas Podolski, come l’umile e sempre brillante Thomas Muller (probabilmente il migliore in campo per il grande lavoro svolto e per la doppietta che ha abbattuto definitivamente l’Inghilterra). Per quanto visto nel torneo e per quanto visto in questi 90 minuti non c’è dubbio: è davvero meglio per il torneo se ad andare avanti è questa Germania forte e divertente, un capolavoro di mentalità e qualità. Occhio perché questa Germania ha anche un serbatoio molto ampio e un’età media molto bassa: qui possono esserci le basi per far bene e per divertire in questo modo molto a lungo. Gary Lineker diceva: “Il calcio è uno sport che si gioca undici contro undici e alla fine vincono i tedeschi”. Il fatto è che ora divertono pure.

SILVIO DI FEDE

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Qualsiasi allenatore con la rosa che ha portato Lippi in Sudafrica avrebbe fatto la stessa fine del viareggino. Gli ex campioni del mondo sono ormai bolliti da due anni buoni, quelli dell’età di mezzo non sono arrivati in forma (vedi Chiellini e De Rossi), i giovani erano troppo di primo pelo, senza nessuna esperienza internazionale, per giocarsi la partita decisiva a centro all’ora. Nazioni come Italia, Olanda, Uruguay, Spagna avranno sempre un contraccolpo del genere dopo un Mondiale vinto o una generazione intoccabile. Non abbiamo le possibilità di buttare fuori talenti a raffica di Argentina e Brasile e non abbiamo il coraggio, forse anche giustamente, di abbandonare una generazione vincente per fare una squadra del tutto nuova. Inoltre, per brasiliani e argentini, il grande passo per maturare calcisticamente è l’arrivo in Europa, più che la chiamata della Nazionale, mentre i nostri calciatori se non si trovano a giocare i match importanti in Coppa o con l’Italia restano dei pulcini. È accaduto già nel 1974 e nel 1986, i messicani e gli spagnoli hanno avuto un’altra chance e nei quattro anni di mezzo non si è potuto/voluto far crescere la generazione di mezzo, ripartendo con i giovanissimi e pescando due volte ottimi calciatori, subito messi davanti a situazioni di campo molto difficili. Quelli del 1978 hanno poi vinto nel 1982, quelli del ’90 sono arrivati in finale nel 1994. Così faremo ancora, ripartendo da un allenatore a cui sarà dato ampio margine di manovra proprio nell’investimento sui giovani calciatori e, con l’opinione pubblica così irata nei confronti della gerontocrazia invadente, Prandelli può anche non qualificarsi per Euro 2012 (rischiamo) e avere sempre un credito da spendere.
Se Lippi è da condannare con la condizionale, il vero guaio lo ha combinato Capello. Lui aveva i calciatori giusti nel momento migliore della carriera (Terry è stato uno dei peggiori, Lampard e Rooney mediocri, Gerrard a buon livello), con la giusta esperienza internazionale che li ha fatti grandi. In due anni di Inghilterra, Capello non è riuscito a far crescere un portiere o farselo naturalizzare (insistere sui tre che ha portato in Sudafrica è stato un suicidio), non ha creato alternative valide, facendo giocare quasi sempre la stessa squadra, non ha fatto giocare vicino a Rooney un giocatore diverso dal già visto. Lippi ha fatto quello che tutti ci aspettavamo con terrore e per questo ci ha delusi a metà. Capello ha fatto vedere una squadra che nessuno credeva debole, anche se, per colpa sua, le ragioni di una sconfitta dura c’erano tutte.

JVAN SICA

mercoledì 23 giugno 2010

Slovenia-Inghilterra 0-1: Defoe al 23'.



SLOVENIA (4-4-2): S. Handanovic; Brecko, Suler, Cesar, Jokic; Koren, Birsa, Kirm (dal 33' st Matavz), Radosavljevic; Ljubijankic (dal 17' st Dedic), Novakovic (J. Handanovc, Dzinic, Ilic, Krhin, Seliga, Filekovic, Komac, Stevanovic, Mavric). All: Matjaz Kek

INGHILTERRA (4-1-3-2): James; Johnson, Upson, Terry, A. Cole; Barry, Gerrard, Lampard, Milner; Rooney (dal 27' st J.Cole), Defoe (dal 40' st Heskey) (Green, Hart, Dawson, Lennon, Crouch, Warnock, Wright-Phillips, Carrick). All. Fabio Capello.

ARBITRO: Wolfgang Stark (Germania).

NOTE - Spettatori 36.893. Ammoniti: Jokic, Birsa e Dedic per gioco scorretto, Johnson per simulazione. Angoli: 12 a 2 per l'Inghilterra. Recuperi 0 e 3'.


Arriva la qualificazione, si vede qualche passo avanti, ma non può bastare: l’Inghilterra supera la Slovenia ed evita la spirale negativa della clamorosa eliminazione immediata, ma ci sono tanti “ma” ad oscurare questo passaggio del turno e da analizzare, visto che in generale ci si trova di fronte a tre prestazioni poco convincenti. Mediocre la prima, pessima la seconda, discreta la terza uscita, in un girone che (per stessa ammissione del “Sun”, che uscì con un titolo molto significativo e particolare al momento del sorteggio) sulla carta era facile e non all’altezza di qualche altro, con solo gli Stati Uniti a rappresentare un avversario di livello accettabile: così è stato anche sul campo (la Slovenia ha mostrato buone cose nel primo tempo contro gli USA, ma in generale ha lasciato molto a desiderare, mentre l’Algeria esce con onore ma anche senza gol realizzati), ma in questi 270 minuti l’Inghilterra ha segnato appena due gol, motivo per cui il passaggio del turno arriva soltanto con il secondo posto a causa dello scossone finale avuto da questo girone.

Al momento del fischio finale al Nelson Mandela Bay Stadium di Port Elizabeth, infatti, l’Inghilterra era prima con la Slovenia qualificata al secondo posto, ma proprio alla fine di questo match è cambiato tutto al Loftus Versfeld Stadium di Pretoria con gli Stati Uniti che hanno trovato proprio in extremis il gol per battere l’Algeria con grande successo con la realizzazione della bandiera Landon Donovan, conquistando un’altrettanto meritata qualificazione agli ottavi di finale, perché quella di Bob Bradley è stata decisamente la squadra più convincente tra le quattro del girone, andando così ad eliminare all’ultimo momento la Slovenia, che dal canto suo s’è vista sfuggire all’ultimo istante il sogno del passaggio del turno. E’ un gol che però cambia tutte le prospettive anche per l’Inghilterra, che viene raggiunta a quota 5 punti dagli Stati Uniti in classifica con eguale differenza reti, ma per il minor numero di gol segnati finisce al secondo posto alle spalle dello US Team: se ti chiami Inghilterra e segni appena due gol in un girone del genere, è anche giusto però non finire al primo posto. Fabio Capello ripenserà alle diverse occasioni sprecate malamente (soprattutto da Lampard) in questo match che a posteriori sarebbero valse la vittoria del girone, soprattutto perché in serata dal Girone D è arrivato il verdetto che era prevedibile, con la Germania che vince il proprio raggruppamento e si troverà sulla strada degli inglesi agli ottavi di finale: non solo, la vincente di questo confronto affronterà poi ai quarti una tra Argentina e Messico (con ovviamente i primi favoriti e non di poco).

L’Inghilterra deve fare mea culpa ripensare agli errori commessi nei primi due match e a quelle due/tre occasioni importanti sprecate malamente contro la Slovenia: il secondo gol avrebbe evitato la sofferenza finale e a posteriori sarebbe valso il primo posto per differenza reti, ma uno dei limiti di questa Inghilterra a questi Mondiali è proprio la difficoltà ad andare a rete. La prestazione è stata un buon passo avanti, con il centrocampo più in partita e l’innesto di James Milner (migliore in campo) sulla destra che ha permesso alla squadra di sfruttare meglio le corsie piuttosto che con i soliti tagli (veloci ancorché piuttosto simili a sé stessi) di Aaron Lennon, con un Gerrard più continuo nella partita. E’ però una prestazione ben lontana dall’eccellenza, perché l’Inghilterra ha sovrastato a tratti una mediocre Slovenia con l’intensità, ma di fatto non ha mostrato momenti di grande qualità, giocando con la rabbia giusta ma senza particolare brillantezza: la Germania è decisamente più forte della squadra di Matjaz Kek e per competere bisognerà alzare e di molto il livello di prestazione, perché l’Inghilterra vista in questo pomeriggio non può bastare.

Esce la Slovenia e lo fa a testa alta con la beffa arrivata proprio sul filo di lana, ma questo match è stato affrontato con poche idee tattiche: il piano di Kek era quello di difendere lo 0-0, ma visto che il punteggio s’è sbloccato relativamente presto era lecito aspettarsi qualche risposta dalla squadra slovena, che invece ha combinato disastri in difesa ed è sempre stata inferiore a centrocampo, riuscendo a farsi viva raramente in attacco.

SILVIO DI FEDE

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L'Inghilterra non brilla, priva della fluidità necessaria per riscuotere applausi, ma ottiene i tre punti necessari per qualificarsi agli ottavi di finale: decisivo Defoe, finalmente in campo dal primo minuto a discapito del generoso ma poco prolifico Heskey.
Il piano di gioco inglese è chiaro sin dall'inizio: priva di un regista puro a centrocampo, la manovra inglese prende vita con i terzini, Johnson ed Ashley Cole, cui spetta il compito di allargare il gioco. Poco aiutati da Gerrard e Milner, finti esterni che convergono volentieri verso il centro tarpando le ali all'azione, spesso risolta da un cross dalla trequarti indirizzato sul secondo palo e quindi di facile lettura per i difensori. L'apporto di Lampard alla manovra è infimo: timido palla al piede, riluttante agli inserimenti (se ne conta solo uno, sufficiente a creare scompiglio nella difesa slovena), spesso tagliato fuori dai cambi di gioco di Gerrard, resi però vani dalla lentezza di un Milner che consente praticamente sempre alla retroguardia avversaria di riposizionarsi correttamente. Succede anche in occasione del gol, solo che stavolta Defoe è bravo nell'anticipare Suler. Dopo essere passati in vantaggio gli inglesi cercano di chiudere i conti, puntando forte su Gerrard e Rooney, che si scambiano di posizione e creano non pochi problemi alla Slovenia, in evidente appresione difensiva.
Anche nella ripresa Capello sceglie la fascia sinistra per pungere: Ashley Cole spinge e Rooney (oggi in linea con Defoe e non alle spalle del centravanti come accade quando fa coppia con Heskey) si allarga per consentire il taglio a Gerrard. Nonostante la buona prova offerta è proprio Rooney a lasciare il campo, al suo posto entra Joe Cole che si posiziona alle spalle di Defoe per comporre il 4-2-3-1 spesso visto in azione nel corso delle qualificazioni. La Slovenia, a causa della mediocre caratura tecnica, si limita a sporadici lanci lunghi destinati alla testa di Novakovic, cui si accompagnano le estemporanee iniziative del mancino Birsa: a parte un doppio brivido per James (salvato da Johnson), null'altro, ma sembra bastare per una qualificazione che premia gli uomini di Kek fino al fischio finale. Poi segna Donovan, e regala successo e qualificazione agli USA: la Slovenia è fuori, si preannuncia un Germania-Inghilterra da leccarsi le orecchie.

ANTONIO GIUSTO

venerdì 18 giugno 2010

Inghilterra-Algeria 0-0



INGHILTERRA (4-2-3-1): James, Johnson, Carragher, Terry, Cole, Lennon (dal 18' s.t. Wright-Phillips), Gerrard, Lampard, Barry (dal 38' s.t. Crouch), Heskey (dal 28' s.t. Defoe), Rooney. (12 Green, 23 Hart, 5 Dawson, 15 Upson, 13 Warnock, 22 Carrick, 11 Joe Cole, 16 Milner, 9 Crouch). All. Capello.

ALGERIA (4-4-2): Mbolhi, Bougherra, Halliche, Yahia, Belhadj, Yebda (dal 44' s.t. Mesbah), Lacen, Boudebouz (dal 28' s.t. Abdoun), Ziani (dal 36' s.t. Guedioura), Kadir, Matmour. (1 Gaouaaoui, 11 Djebbour, 14 Laifaoui, 16 Chaouchi,18 Medjani, 6 Mansouri, 12 Belaid, 10 Saiifi). All. Saadane.

ARBITRO: Irmatov (Uzbekistan)

NOTE: Angoli 10-3 per l'Inghilterra. Recupero: 1' e 3'. Ammoniti Carragher e Lacen per gioco falloso. Spettatori: 64.100.



Nel grigiore generale di questi Mondiali 2010 il match del Cape Town Stadium si sposa alla perfezione, con uno 0-0 terribile e senza alcuna vitalità, che regala un punto totale di imbarazzo ad un’altra grande Nazionale europea: dopo la Francia, adesso tocca l’Inghilterra, incapace di mostrare uno spunto, incapace di creare una occasione da rete contro un’Algeria capace non solo di uscire imbattuta, ma anche di chiude il match con una percentuale maggiore del possesso palla (52%).

Al di là del risultato, a far paura è in generale la prestazione dei Three Lions, apparsi dei gattini incapaci di graffiare sulle pareti algerine, incapaci di mostrare una minima idea di gioco e che dimostrano una condizione fisica davvero allucinante, un punto in comune con tante Nazionali europee: in Spagna, Italia, Francia e Inghilterra soprattutto abbiamo visto gente solitamente molto dinamica apparire del tutto immobile, incapaci di piazzare uno scatto uno che possa apparire simili a quelli visti nel corso della stagione di club appena conclusa. C’è da porre tanti punti interrogativi anche sul tipo di preparazione voluta dalle Nazionali europee, visto che questa è una situazione che si ripete da una decina di anni, una delle tante che finisce per minare in maniera pesante la spettacolarità dei vari Mondiali e Europei: è davvero consigliabile costringere i giocatori a carichi di lavoro pesanti sul piano fisico appena finita una stagione di 40 o 50 partite, oppure (come sembrerebbe) questo tipo di lavoro finisce per apparire unicamente dannosa sulle condizioni atletiche di qualche elemento? E’ possibile che gente apparsa immobile come Ribery, Silva o Lennon abbia svolto lo stesso lavoro di squadre come Messico, Cile o gli stessi Stati Uniti, che hanno mostrato grande corsa e eccellente ritmo dal primo al 90’ minuto? La questione è importante, perché (nonostante l’Argentina abbia qualche problema) in queste due partite s’è visto Leo Messi correre per 180 minuti così come diversi suoi compagni, mentre quelli dell’Inghilterra sono apparsi spompati già nei primi 10 minuti. In una situazione del genere sembra mancare la lucidità, con tanti elementi che non hanno alcuna idea di cosa fare del pallone, mentre al fianco del portatore di palla i movimenti sono pressoché nulli e quindi anche per l’Algeria è tutto sommato semplice chiudersi.

Alla vigilia di questa partita, c’erano state grosse polemiche per le parole di Frank Beckenbauer, che aveva parlato di un Inghilterra che gioca solo con un “calcia e corri”: aveva assolutamente torto, perché in questo match la squadra non corre. E’ un match al sonnifero, soprattutto per colpa della squadra di Capello, che stavolta ha potuto riportare Gerrard sulla corsia sinistra ma senza riuscire a risolvere alcunché, dato che ancora una volta il centrocampo ha funzionato malissimo, senza mostrare la personalità necessaria per prendere in mano il gioco contro un undici di minore livello tecnico, senza mostrare alcuna vitalità: in 90 minuti sono 15 le conclusioni totali ma di fatto i Three Lions hanno sparato a salve, senza creare alcuna vera occasione da rete degna di nota, uno scempio. Ormai è chiaro di come Frank Lampard sia davvero un problema pesante, perché in ogni match importante con la Nazionale gioca in maniera oscena e ormai è un punto debole evidente della squadra: adesso si fa sul serio e forse Capello dovrebbe pensare seriamente ad una sua esclusione, magari per accentrare Gerrard e lanciare sulla sinistra un Joe Cole preferito ad Adam Johnson per la migliore condizione fisica ma mai schierato nemmeno per un secondo. Piuttosto è stato schierato l’anonimo Wright-Phillips, per una scelta davvero incomprensibile del tecnico italiano.

Se la prestazione contro gli Stati Uniti era stata accolta con grandi critiche dai media inglesi, adesso queste si accentueranno ulteriormente visto che l’Inghilterra ha giocato ancora peggio (i momenti di pressione visti contro lo US Team non ci sono stati nella maniera più assoluta), complicandosi anche la qualificazione perché i Three Lions approcceranno l’ultima giornata dal terzo posto del girone: tutto è ancora nelle mani degli inglesi, ma i primi 180 minuti di questo Mondiale non hanno certo mostrato una squadra che può arrivare in fondo. Non si parla di risultati, ma di impressione generale: e stavolta non c’è Robert Green a fare da specchietto per le allodole per chi analizza le partite in maniera superficiale. Dopo il fischio finale Rooney se la prende con i tifosi inglesi che hanno booato sonoramente la squadra: non si sa che cosa pretenderebbe, perché l’Inghilterra chiude senza creare lo straccio di un’occasione da rete.

Esce davvero soddisfatta l’Algeria, che con questo punticino rimane al quarto posto nel girone ma che con una vittoria nell’ultimo match avrebbe parecchie possibilità per ottenere una grande qualificazione agli ottavi di finale, in un girone con la classifica davvero cortissima e dove ancora tutte e quattro le squadre hanno concrete speranze di qualificazione (il che vuol dire anche concreti timori di eliminazioni per l’Inghilterra che doveva esser la favorita tra le quattro): la squadra di Rabah Saadane era stata davvero pessima contro la Slovenia, ma le gambe e una buona organizzazione (nonostante qualche indisciplina in zone pericolose del campo) hanno supportato i giocatori per un match di diverso livello. L’Algeria mostra di essere un’altra squadra rispetto a quella vista contro la Slovenia, una squadra che occupa meglio il campo con questo 3-4-3 (simil 5-4-1) e poi cerca i continui movimenti delle tre punte, con in particolare Matmour che con la sua rapidità crea problemi a Carragher e Terry: la squadra di Saadane però ha il problema di non riuscire ad essere pungente e concreta negli ultimi metri e James non è mai testato, se non in qualche uscita, mentre il pressing mette molto in difficoltà i palleggiatori inglesi, in particolare nella prima ora di gioco. Bene anche la difesa, in particolare con Bougherra che fa valere la propria esplosività e il proprio fisico anche per chiudere su qualche errore di indisciplina dei compagni, che di tanto in tanto si lasciano andare a leggerezze e costringono il difensore dei Rangers ad una prova super. Ne esce allora un pareggio senza neppure grande affanno, che lascia in corsa gli algerini per la qualificazione, ma più che altro rappresenta un risultato di ottimo prestigio.

SILVIO DI FEDE

sabato 12 giugno 2010

Inghilterra-Stati Uniti 1-1: Gerrard 4'; Dempsey 40'.



INGHILTERRA (4-4-2): Green; Johnson, Terry, King (dal 1' s.t. Carragher), A. Cole; Lennon, Lampard, Gerrard, Milner (dal 30' p.t. Wright-Phillips); Heskey (dal 34' s.t. Crouch), Rooney. (James, Hart, Dawson, J. Cole, Warnock, Barry, Upson, Defoe, Carrick). All.: Capello.

STATI UNITI (4-4-2): Howard; Cherundolo, DeMerit, Onyewu, Bocanegra; Donovan, Bradley, Clark, Dempsey; Altidore (dal 42' s.t. Holden), Findley (dal 32' s.t. Buddle). (Guzan, Hahnemann, Spector, Beasley, Gomez, Bornstein, Torres, Edu, Goodson, Feilhaber). All.: Bradley.

ARBITRO: Simon (Bra).

NOTE: spettatori 40mila. Ammoniti Milner, Cherundolo, DeMerit, Gerrard, Carragher, Findley. Angoli: 8-4. Recupero: 3' p.t., 4' s.t.



Ok, i titoli sono tutti per l’incredibile paperone di Robert Green che definisce il risultato, ma nell’1-1 tra Inghilterra e Stati Uniti questo rappresenta solo l’aspetto più evidente e più grande in una partita in cui poco o nulla ha girato nel verso giusto per i Three Lions, che si aspettavano un esordio del tutto diverso in questo Mondiale 2010: il gol decisivo arriva in modo del tutto bizzarro, ma in fin dei conti il risultato è giusto e lo US Team merita il pareggio, così come i problemi della squadra di Capello vanno ben al di là dell’errore del portiere.

La seconda chiave dell’1-1 finale è infatti nella mediana dell’Inghilterra, con Capello che sorprendentemente rischia (per la prima volta) sia Gerrard che Lampard centralmente, una coppia che farebbe la felicità di tutti gli avvocati divorzisti del mondo e che già aveva tarpato le ali a due precedenti ct come Sven Goran Eriksson e Steve McClaren. Volendo il rischio è da considerare “ponderato”, visto che viene effettuato in un match da affrontare sulla carta all’assalto (anche se poi non sarà per nulla così, per merito anche degli Stati Uniti) e comunque nella prima partita del girone, non certo in un match da dentro/fuori: la sentenza che esce dal Royal Bafokeng Stadium di Rustenburg però è quanto mai netta, la coppia Gerrard-Lampard non funziona e a tratti è davvero sciagurata, basti pensare che nel primo tempo lo US Team (che ad occhio non applica uno stile di gioco comparabile a quello del Barcellona o della Spagna) ha avuto picchi di possesso palla del 59%, situazione che spiega tutte le difficoltà avute centralmente dall’Inghilterra. Visto che Gerrard comunque trova l’unico acuto del match per l’Inghilterra con il gol in avvio che illude Capello e i tifosi, un grosso problema è rappresentato ancora una volta da Lampard, che nuovamente in Nazionale sembra lo spettro triste di sé stesso, soprattutto quando si tratta di giocare nelle grandi competizioni (ovvero Mondiali ed Europei): un problema che non può dipendere soltanto dalla ormai nota cattiva compatibilità con Gerrard, ma che a questo punto porta a mettere sotto questione l’attitudine di Lampard in Nazionale, o anche lo stesso carattere del centrocampista, anche se il suo non sarebbe certo il primo caso di calciatore a due volti tra squadre di club e Nazionale (Capello spera che in questa categoria entri anche Emile Heskey, ma in positivo per i Three Lions).

E’ un esordio che porta un risultato deludente ma, considerando anche che le prossime due partite sono sulla carta non impossibili e quindi si può porre facilmente rimedio, soprattutto a preoccupare è la prestazione e i difetti sistematici mostrati dall’Inghilterra, incapace nel corso dei 90 minuti di imporre una forza reale e soprattutto mai capace di trovare un barlume di qualità e di brillantezza: il gol arriva in modo un po’ casuale, mentre l’assalto finale può esser positivo per volontà e attaccamento alla maglia ma troppo confusionario per una squadra che reputa di avere la qualità e le doti per andare a vincere il Mondiale. Il grosso problema è il centrocampo, perché oltre agli interni la prestazione è stata bucata totalmente dagli esterni, con lo stesso Capello che stavolta ha convinto meno di zero nelle sue scelte di formazione (probabilmente era meglio utilizzare Milner come interno e lasciare Gerrard nel suo ruolo chiave di ala sinistra) e nelle sue sostituzioni: perché togliere Milner, e soprattutto perché inserire Wright-Phillips (e non Joe Cole, oppure un interno come Carrick) e il pessimo Carragher (sempre in difficoltà sulla rapidità degli attaccanti avversari e preferito ad Upson)? Alcune scelte sono andate abbastanza in controtendenza rispetto alla linea che si era intravista nelle convocazioni e in generale nel biennio: in terra d’Albione sperano che siano dei tentativi di proporre qualcosa di diverso in questo match e che non sia un segnale di confusione.

A contorno di tutto ciò c’è Green, l’uomo che ha “conquistato” tutti i titoli in Inghilterra e nel mondo con il suo errore scioccante sul tiro di “Deuce” Dempsey: quello dei portieri è sempre stato il punto interrogativo nei due anni e mezzo di gestione di Capello e questo timore s’è realizzato proprio nel primo match dei Mondiali nel modo peggiore possibile, con un erroraccio che ora rimetterà totalmente in dubbio le gerarchie volute dal ct italiano, con il rischio di creare una situazione di grande confusione.

Queste prime cinque partite dei Mondiali 2010 sono state all’insegna della mediocrità e poco divertenti (era anche prevedibile: le ultime quattro grandi competizioni per Nazionali erano state mediamente su questi livelli) e a spiccare in positivo finora sono due squadre che non applicano un calcio particolarmente vistoso e spettacolare, ma capaci di giocare con grande umiltà e con un collettivo molto compatto e organizzato, ovvero la Corea del Sud e gli Stati Uniti, Nazionale che nel “soccer” viene sempre sottovalutata ma che ormai è una buonissima realtà del calcio mondiale e sa regalarsi delle belle soddisfazioni. La squadra di Bob Bradley ha tenuto benissimo testa all’Inghilterra e merita questo pareggio che rappresenta una grandissima soddisfazione: non sarà la scioccante vittoria ottenuta nei Mondiali di 60 anni fa, ma è comunque un altro gran bel risultato, arrivato grazie ad una squadra capace di usare molto il cervello per rientrare nel match dopo la sbandata iniziale. Serve però un po’ più di pungente in avanti (Altidore ha qualità e lotta benissimo, ma dovrebbe essere più pericoloso negli ultimi metri) e soprattutto serve maggiore sicurezza in difesa, con i due centrali che hanno proposto una prestazione da brividi: DeMerit ha limiti strutturali ben evidenziati anche dalle ultime due stagioni al Watford, mentre Onyewu a momenti ha giocato uno sport totalmente diverso, visti i continui errori di posizione. Bene invece i terzini: Bocanegra è un giocatore possente ma lento, tuttavia il mismatch possibile con Lennon non è stato mai patito dagli USA, mentre Cherundolo è stato probabilmente il migliore in campo (mai impensierito da Milner e Wright-Phillips, anzi molto pericoloso in prima persona). Attenzione agli Stati Uniti, verosimilmente la squadra favorita per seguire l’Inghilterra agli ottavi di finale e squadra non così semplice da affrontare come qualcuno potrebbe tendere a pensare.


SILVIO DI FEDE

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Capello è l’allenatore che ha intuizioni utili, idee tattiche e di gestione degli uomini capaci di influire sui risultati di una squadra. Con l’Inghilterra aveva avuto subito la sua idea vincente: far giocare Gerrard e Lampard nel loro ruolo consono di mezzeali e piazzare alle loro spalle un mediano di contenimento che sapesse anche avviare l’azione, Gareth Barry. Infortunatosi Barry, Capello lo ha comunque portato perché, appena si riprende, deve rientrare subito in campo per svolgere il lavoro di coprispalle. Detto questo, è chiaro che la formazione di ieri con Gerrard-Lampard mediani era diversa da quella che Capello ha in testa, ma l’evolversi della partita lo ha un po’ confuso, facendolo cadere in un errore tattico da penna rossa. Mancando Barry, abbiamo detto, mancava l’uomo di copertura. Per questo motivo Capello ha inserito Milner a sinistra, portato ad accentrarsi e a coprire le avanzate dei due dioscuri. Quando Milner si trova invece a difendere l’uno contro uno con un terzino propositivo va in difficoltà e così è stato con Cherundolo, che lo ha costretto all’ammonizione. Preso dalla paura di perdere Milner, Capello ha inserito Wright-Phillips, ala pura per contrastare Cherundolo, dimenticandosi delle coperture da dare a Lampard e Gerrard. In questo modo la squadra non ha più avuto uno schermo di difesa che raddoppiasse subito Dempsey e Donovan e un’avanzata lenta di Dempsey, non contrastata da un raddoppio, ha portato al tiro del pareggio (ovviamente Green ha fatto il suo). Il grande errore di Capello è non capire che anche Carrick può svolgere il ruolo di Barry. Ieri bastava inserire Carrick al posto di Milner, spostare Gerrard sul centrosinistra e far giocare Ashley Cole terzino avanzante e l’equilibrio non sarebbe stato toccato.

JVAN SICA