E' il sogno di qualsiasi bambino appassionato di calcio: una partita agli sgoccioli, una porta che sembra stregata e proprio all'ultimo tuffo il gol, la rete che regala la qualificazione al proprio Paese. Questo sogno è diventato realtà per Landon Donovan al 91' di Stati Uniti-Algeria, quando il bravissimo attaccante dei LA Galaxy ed ex Everton ha messo dentro con un piatto destro liberatorio quella maledetta palla che fino a quel momento non voleva saperne di entrare. Diciamolo subito: l'eliminazione degli USA sarebbe stata una monumentale ingiustizia, anche perché la nazionale di Bob Bradley è stata finora una delle poche squadre a mostrare una proposta di calcio ben definita, efficace e a tratti anche molto divertente; insomma, in un Mondiale dominato dal difensivismo esasperato e dalla mancanza di idee il passaggio del turno della "Stars and stripes" rappresenta una boccata d'aria fresca. Della partita ho visto solo il secondo tempo, nel quale ho potuto osservare un'Algeria compatta e più propositiva della Grecia o della Svizzera di turno e una formazione statunitense che ha letteralmente cinto d'assedio l'area avversaria, trovando sulla sua strada un terzetto difensivo da applausi (particolarmente bravo Bougherra, sempre concentrato e pronto all'anticipo) e un portiere ispiratissimo. Il 4-4-2 di Bradley si è mosso sempre in modo armonico, trovando risposte precise dai due fantastici esterni Dempsey e Donovan e da un Bradley jr. sempre nel vivo del gioco; tra pali, parate di M'Bolhi ed errori degli attaccanti il tempo stava però passando senza gol, finché una delle caratteristiche migliori di questa squadra, il crederci sempre fino all'ultimo secondo, si è palesato nella rete del suo giocatore-simbolo. Un difetto? Gli USA mancano di un finalizzatore puro (Altidore è generoso ma non vede la porta) e negli scontri a eliminazione diretta potrebbero pagarlo caro. Un pregio? Questi non mollano mai, come dimostrano le rimonte contro Inghilterra e Slovenia e un dato più volte citato dai telecronisti di Espn: gli Stati Uniti sono la formazione che più ha segnato, durante le qualificazioni, negli ultimi 5 minuti di gara. Esce a testa alta l'Algeria, squadra più diligente e organizzata rispetto ad altre formazioni africane ma davvero troppo poco dotata negli ultimi sedici metri.
NOTE: Angoli 10-3 per l'Inghilterra. Recupero: 1' e 3'. Ammoniti Carragher e Lacen per gioco falloso. Spettatori: 64.100.
Nel grigiore generale di questi Mondiali 2010 il match del Cape Town Stadium si sposa alla perfezione, con uno 0-0 terribile e senza alcuna vitalità, che regala un punto totale di imbarazzo ad un’altra grande Nazionale europea: dopo la Francia, adesso tocca l’Inghilterra, incapace di mostrare uno spunto, incapace di creare una occasione da rete contro un’Algeria capace non solo di uscire imbattuta, ma anche di chiude il match con una percentuale maggiore del possesso palla (52%).
Al di là del risultato, a far paura è in generale la prestazione dei Three Lions, apparsi dei gattini incapaci di graffiare sulle pareti algerine, incapaci di mostrare una minima idea di gioco e che dimostrano una condizione fisica davvero allucinante, un punto in comune con tante Nazionali europee: in Spagna, Italia, Francia e Inghilterra soprattutto abbiamo visto gente solitamente molto dinamica apparire del tutto immobile, incapaci di piazzare uno scatto uno che possa apparire simili a quelli visti nel corso della stagione di club appena conclusa. C’è da porre tanti punti interrogativi anche sul tipo di preparazione voluta dalle Nazionali europee, visto che questa è una situazione che si ripete da una decina di anni, una delle tante che finisce per minare in maniera pesante la spettacolarità dei vari Mondiali e Europei: è davvero consigliabile costringere i giocatori a carichi di lavoro pesanti sul piano fisico appena finita una stagione di 40 o 50 partite, oppure (come sembrerebbe) questo tipo di lavoro finisce per apparire unicamente dannosa sulle condizioni atletiche di qualche elemento? E’ possibile che gente apparsa immobile come Ribery, Silva o Lennon abbia svolto lo stesso lavoro di squadre come Messico, Cile o gli stessi Stati Uniti, che hanno mostrato grande corsa e eccellente ritmo dal primo al 90’ minuto? La questione è importante, perché (nonostante l’Argentina abbia qualche problema) in queste due partite s’è visto Leo Messi correre per 180 minuti così come diversi suoi compagni, mentre quelli dell’Inghilterra sono apparsi spompati già nei primi 10 minuti. In una situazione del genere sembra mancare la lucidità, con tanti elementi che non hanno alcuna idea di cosa fare del pallone, mentre al fianco del portatore di palla i movimenti sono pressoché nulli e quindi anche per l’Algeria è tutto sommato semplice chiudersi.
Alla vigilia di questa partita, c’erano state grosse polemiche per le parole di Frank Beckenbauer, che aveva parlato di un Inghilterra che gioca solo con un “calcia e corri”: aveva assolutamente torto, perché in questo match la squadra non corre. E’ un match al sonnifero, soprattutto per colpa della squadra di Capello, che stavolta ha potuto riportare Gerrard sulla corsia sinistra ma senza riuscire a risolvere alcunché, dato che ancora una volta il centrocampo ha funzionato malissimo, senza mostrare la personalità necessaria per prendere in mano il gioco contro un undici di minore livello tecnico, senza mostrare alcuna vitalità: in 90 minuti sono 15 le conclusioni totali ma di fatto i Three Lions hanno sparato a salve, senza creare alcuna vera occasione da rete degna di nota, uno scempio. Ormai è chiaro di come Frank Lampard sia davvero un problema pesante, perché in ogni match importante con la Nazionale gioca in maniera oscena e ormai è un punto debole evidente della squadra: adesso si fa sul serio e forse Capello dovrebbe pensare seriamente ad una sua esclusione, magari per accentrare Gerrard e lanciare sulla sinistra un Joe Cole preferito ad Adam Johnson per la migliore condizione fisica ma mai schierato nemmeno per un secondo. Piuttosto è stato schierato l’anonimo Wright-Phillips, per una scelta davvero incomprensibile del tecnico italiano.
Se la prestazione contro gli Stati Uniti era stata accolta con grandi critiche dai media inglesi, adesso queste si accentueranno ulteriormente visto che l’Inghilterra ha giocato ancora peggio (i momenti di pressione visti contro lo US Team non ci sono stati nella maniera più assoluta), complicandosi anche la qualificazione perché i Three Lions approcceranno l’ultima giornata dal terzo posto del girone: tutto è ancora nelle mani degli inglesi, ma i primi 180 minuti di questo Mondiale non hanno certo mostrato una squadra che può arrivare in fondo. Non si parla di risultati, ma di impressione generale: e stavolta non c’è Robert Green a fare da specchietto per le allodole per chi analizza le partite in maniera superficiale. Dopo il fischio finale Rooney se la prende con i tifosi inglesi che hanno booato sonoramente la squadra: non si sa che cosa pretenderebbe, perché l’Inghilterra chiude senza creare lo straccio di un’occasione da rete.
Esce davvero soddisfatta l’Algeria, che con questo punticino rimane al quarto posto nel girone ma che con una vittoria nell’ultimo match avrebbe parecchie possibilità per ottenere una grande qualificazione agli ottavi di finale, in un girone con la classifica davvero cortissima e dove ancora tutte e quattro le squadre hanno concrete speranze di qualificazione (il che vuol dire anche concreti timori di eliminazioni per l’Inghilterra che doveva esser la favorita tra le quattro): la squadra di Rabah Saadane era stata davvero pessima contro la Slovenia, ma le gambe e una buona organizzazione (nonostante qualche indisciplina in zone pericolose del campo) hanno supportato i giocatori per un match di diverso livello. L’Algeria mostra di essere un’altra squadra rispetto a quella vista contro la Slovenia, una squadra che occupa meglio il campo con questo 3-4-3 (simil 5-4-1) e poi cerca i continui movimenti delle tre punte, con in particolare Matmour che con la sua rapidità crea problemi a Carragher e Terry: la squadra di Saadane però ha il problema di non riuscire ad essere pungente e concreta negli ultimi metri e James non è mai testato, se non in qualche uscita, mentre il pressing mette molto in difficoltà i palleggiatori inglesi, in particolare nella prima ora di gioco. Bene anche la difesa, in particolare con Bougherra che fa valere la propria esplosività e il proprio fisico anche per chiudere su qualche errore di indisciplina dei compagni, che di tanto in tanto si lasciano andare a leggerezze e costringono il difensore dei Rangers ad una prova super. Ne esce allora un pareggio senza neppure grande affanno, che lascia in corsa gli algerini per la qualificazione, ma più che altro rappresenta un risultato di ottimo prestigio.
NOTE: giornata soleggiata, terreno in buone condizioni. Spettatori: 40 mila circa. Angoli: 4-3 per l'Algeria. Espulso: 27'st Ghezzal per doppia ammonizione. Ammoniti: Radosavljevic, Komac, Yebda. Recupero: 1', 4'+1'.
La partita dei rimpianti non tradisce le attese. Algeria e Slovenia confezionano 90 minuti che altro non fanno che ingigantire, appunto, i rimpianti per non vedere in Sudafrica Egitto e Russia, due compagini che avrebbero potuto recitare un ruolo ben diverso nella competizione. Dei 22 in campo si fatica ad individuare un giocatore di caratura internazionale. Forse Handanovic, non a caso seguito tempo fa dal Bayern Monaco, a tratti Birsa (una specie di versione disinnescata di Robben), in alcune sgroppate il rapido Belhadj. Fine della storia. L'Algeria propone un 3-4-1-2 che sembra un 3-6-1 se va bene e un 5-4-1 se va male. L'atteso Ziani fatica a prendere per mano i compagni, che si limitano per tutto l'incontro a uno sterile fraseggio orizzontale spezzato solamente dalle comunque sporadiche iniziative di Belhadj. La Slovenia applica con dedizione il 4-4-2, con la compassata coppia centrale Koren-Radosavljevic a dettare i ritmi (?) del gioco e le sovrapposizioni di Brecko-Birsa a destra e Jokic-Kirm a sinistra. Birsa prova a inserirsi tra le linee partendo da destra per rientrare sul suo piede preferito, il sinistro. Ci riesce in un paio di circostanze, senza fortuna. Dedic e Novakovic non si vedono mai, nonostante siano entrambi reduci da una stagiona positiva in Bundesliga. Nella ripresa la musica non cambia, l'Algeria se possibile sceglie di abbassare ulteriormente il proprio baricentro, ma la Slovenia non ne approfitta fino all'80', quando Koren trova il jolly con un destro senza pretese che Chaouchi riesce a trasformare nell'1-0 decisivo. Incommentabile la sciocchezza di Ghezzal, capace di farsi espellere in 14 minuti per doppia ammonizione. Se non è un record poco ci manca. Vabbò, andiamo tutti a rivederci "La battaglia di Algeri", come suggerito dall'ottimo Nicola Roggero in telecronaca...
GIULIANO ADAGLIO
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Queste due squadre hanno eliminato Egitto e Russia. Riflettete gente, riflettete.
La Slovenia inzialmente sembra poter sorprendere la difesa algerina con lanci lunghi a innescare in profondità Dedic e Novakovic (differenza di passo rispetto ai centrali algerini), ma presto i maghrebini mangiano la foglia, abbassano la linea difensiva e registrano le coperture, e così alla Slovenia rimane poco o nulla. Troppo faticoso iniziare l’azione a difesa avversaria schierata, troppa poca qualità e anche distanze non ottimali fra giocatori e reparti per consentire una continuità di manovra accettabile. Le linee di passaggio del 4-4-2 sloveno sono troppo facilmente leggibili, e poi non viene attivato a sufficienza Birsa, sulla carta l’unico elemento in grado di tenere un po’ palla, far salire la squadra e facilitare la creazione di spazi per i compagni. Non aiuta nemmeno il fatto che il mancino dell’Auxerre parta dalla fascia sinistra invece che dalla destra, dove tagliando per accentrarsi fra le linee almeno potrebbe offrire qualche variazione a un copione sin troppo scontato. L’Algeria avrebbe un pochino di densità in più in mezzo al campo, ma sono sempre appoggi scontatissimi, corti corti e per di più spalle alla porta, che non permettono mai all'azione di progredire. Djebbour già gestisce male di suo i palloni, poi resta isolatissimo anche perché l’Algeria sceglie volutamente una gara abbottonata: un 3-5-2 (a 5 dietro in fase di non possesso) nel quale soprattutto a Belhadj sulla sinistra vengono date licenze offensive, ma nel quale Ziani (deludentissimo) accenna appena qualche movimento verso il centro, restando prevalentemente bloccato in una posizione esterna dalla quale il massimo che regala sono cross telefonati. Verso la fine del primo tempo finalmente Birsa scambia la fascia con Kirm, e proprio tagliando da destra crea l’unica occasione interessante del primo tempo, un bel tiro tagliato da fuori area. Inoltre i suoi movimenti dalla destra possono dare più campo alle discese di Brečko, terzino destro che in mancanza d’altro ha il pregio dell’intraprendenza. La ripresa resta indigeribile, l’Algeria mantiene la stessa rigidità ma prova a guadagnare metri in avanti cambiando l’attaccante, Ghezzal al posto del pessimo Djebbour. Il senese effettivamente dà la sensazione di poter allungare un po’ più la difesa slovena (parsa tutt’altro che sicura nei centrali: meglio i pari ruolo dell’Algeria), ma si prende un doppio giallo da manicomio e lascia in dieci i suoi. E non è finita qui, perché la vera perla la mette Chaouchi qualche minuto dopo sulla mozzarella lanciatagli da Koren. Green da oggi si sentirà un po’ meno solo.