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venerdì 2 luglio 2010

Uruguay-Ghana 5-3 dopo i calci di rigore (1-1 tempi regolamentari)


URUGUAY (4-4-1-1): Muslera; M. Pereira, Lugano (38'pt Scotti), Victorino, Fucile; A.Fernandez (1'st Lodeiro), Perez, Arevalo Rios, Cavani (31'st Abreu); Forlan; Suarez. (A disp.: Castillo, Silva, Godin, Gargano, Eguren, A.Pereira, I.Gonzalez, S.Fernandez, Caceres). All.: Tabarez

GHANA (4-1-4-1): Kingson; Pantsil, Mensah, Vorsah, Sarpei; Annan; Inkoom (29'st Appiah), K.Asamoah, K.Boateng, Muntari (43'st Adiyiah); Gyan. (A disp.: Agyei, Ahorlu, D.Boateng, Tagoe, Amoah, I.Ayew, Addy, Owusu Abeyie). All.: Rajevac

ARBITRO: Benquerenca

NOTE: serata fredda, terreno in discrete condizioni, spettatori 84.017. Angoli: 12-8 per l'Uruguay. Espulso al 15'sts Suarez per fallo di mano a porta vuota. Al 15'sts Gyan ha calciato un rigore sulla traversa. Ammoniti: Fucile, Arevalo Rios, Pantsil, Perez, Sarpei, Mensah. Recupero: 2'; 3'; 1'; 1'. Sequenza rigori: Forlan (gol), Gyan (gol), Victorino (gol), Appiah (gol), Scotti (gol), Mensah (parato), Pereira (fuori), Adiyiah (parato), Abreu (gol)


Tremendo. Questa è pura crudeltà. E a volte, tranne che per i diretti interessati che avrebbero voglia di buttarsi sotto un treno, è anche parte del fascino del calcio. Sarebbe stata la prima squadra africana a qualificarsi per una semifinale, non avrebbe demeritato perché probabilmente superiore all’Uruguay (di sicuro più stimolante per l’appassionato), però… Suárez si sacrifica per la patria, fa mani e rigore, e Gyan Asamoah manda a infrangersi (MODALITÀ RETORICA: ON) sulla traversa le speranze di tutto un continente. Da lì in poi può succedere di tutto, anche che uno come il Loco Abreu, che coloro che amano l’argomentazione pacata definirebbero “scarpone patentato”, diventi l’eroe della serata trasformando il rigore decisivo con un cucchiaio. Poveri noi, povero Ghana, ma non è neanche il caso di criminalizzare un Uruguay che con le sue armi è sempre stato dentro una partita equilibratissima.

Anzi, c’è da dire che l’Uruguay la prima mezzora l’aveva dominata, giocando un grande calcio non per spettacolarità ma per chiarezza di idee, coerenza logica e determinazione. Tabárez nell’occasione ha abbandonato il centrocampo a tre (poi la composizione del settore avanzato dipende dalla posizione di Forlán, che può fare il trequartista o partire largo in maniera simmetrica rispetto a Cavani) per passare a un 4-4-2 più classico. Fuori Álvaro Pereira, Cavani esterno sinistro a tutti gli effetti, e a destra Álvaro Fernández. Contando l’aiuto di Forlán nei ripiegamenti e nel pressing, l’obiettivo è non andare in inferiorità rispetto al temibilissimo centrocampo ghanese, che per questo motivo aveva fatto girare la testa agli USA nel primo tempo dell’ottavo.
Comunque più che le formule numeriche conta in questo caso l’applicazione, l’intensità e la compattezza che ci mette l’Uruguay. Rispetto alle scorse partite inizia più aggressivo, con un baricentro più avanzato, ma il punto di partenza è sempre e comunque la fase di non possesso, rubare la palla e ripartire. Questa squadra non vuole, non può e non sa elaborare, e a partire da questa premessa sceglie la strategia più razionale. Passare meno possibile per Diego Pérez e Arévalo Rios, non aver problemi a spararla lunga, e da lì braccare la seconda palla, qualche volta anche buttarla in fallo laterale per salire e pressare, perché così in caso di riconquista si può ripartire subito con Forlán e Suárez. Diretto, verticale e senza fronzoli, l’Uruguay meriterebbe il gol nella prima mezzora.
Il Ghana sembra paralizzato, ma lo sciolgono due occasioni di fila (Vorsah su calcio d’angolo e un contropiede finalizzato male da Gyan Asamoah), che non solo lo fanno entrare in partita, ma costituiscono anche la premessa del vantaggio siglato da Muntari allo scadere del primo tempo. Pardon, il vantaggio siglato da Jabulani: con tutto quello che si può dire di Muslera, il suo movimento verso l’altro palo era sacrosanto, poi se La Palla Pazza che strumpallazza ha un ripensamento dell’ultim’ora e cambia direzione son problemi suoi e degli scienziati che per mesi si chiudono in un laboratorio ad inventarla.
Entra in scena il Ghana, una squadra onestamente più complessa e più evoluta dell’Uruguay. Mi ha dato fastidio in questi mondiali sentire ancora i soliti luoghi comuni sulle squadre africane. Quando sbaglia un brasiliano, un saudita, un giapponese o un olandese, è un errore individuale; quando invece sbaglia un giocatore africano, non è un errore individuale, è perché LORO sono così. Persino da uno come Dossena, che LORO dovrebbe conoscerli meglio di molti altri, capita di sentire nella telecronaca di Germania-Ghana luoghi comuni tipo “la ragione contro l’istinto”, oppure un incredibile “LORO non li capiscono gli uno-due”. Manca il mito del Buon Selvaggio, e siamo al completo.
Ebbene, LORO a parte la corsa e le doti fisiche sono una delle squadre meglio pensate, più razionali e raffinate di questo mondiale. Organizzata, flessibile, capace di adattarsi a più contesti tattici, tecnicamente dotata. È più evoluta perché quando è in fase di non possesso, per come gestisce il pressing o i ripiegamenti, sta già preparando la successiva fase di possesso. Quando non ha la palla orienta la manovra dell’avversario verso la zona del campo dove intende recuperare, e da lì sa ripartire magistralmente (il merito principale dell’Uruguay nella prima mezzora è consistito proprio nello scavalcare il centrocampo e quindi questa trappola). Questo va ben oltre la povertà della maggior parte delle squadre di questo mondiale, portate ad accumulare uomini dietro slegando del tutto le due fasi del gioco. Concetto limitato dal quale in tutta onestà per larghi tratti non sfugge nemmeno l’Uruguay.
Poi quando hanno il pallone i ghanesi sanno fare la partita, sanno gestire i tempi e avanzare con ordine e fantasia. Il valore aggiunto rispetto alle altre squadre del continente risiede proprio nella qualità e nel senso del gioco dei centrocampisti, che purtroppo scarseggia nell’attuale congiuntura del calcio africano. Dall’intelligentissimo Annan davanti alla difesa, a Ayew ieri assente, a Kwadwo Asamoah (troppo incostante però, quasi nullo ieri), a Kevin Prince Boateng (eccessi d’individualismo a parte). Dove purtroppo si perde il Ghana è negli ultimi metri, manca killer instinct: nonostante il movimento e le buone doti tecniche di Asamoah, non c’è freddezza e le scelte nella fase di finalizzazione del gioco talvolta sono incomprensibili. Però il concetto di squadra, il blocco, è uno dei più apprezzabili del torneo. Altro che istinto contro ragione.
La scarsa concretezza negli ultimi metri ha impedito al Ghana di far sua la partita definitivamente, e all’Uruguay di restare pienamente in partita dopo il pareggio di Forlán (qui sì che c’è un grosso errore del portiere). Quando i minuti passano e gli spazi aumentano, Tabárez si gioca tutto il suo arsenale offensivo per colpire meglio di rimessa: il trequartista Lodeiro era già entrato a inizio ripresa al posto di Álvaro Fernández, ribadendo qualità interessanti (l’unico capace di portare palla e cucire i reparti oltre a Forlán; Ignacio González invece tagliato dopo la prima deludente con la Francia), mentre Abreu al posto di Cavani insegue solo le mosche, finchè si sta nei tempi regolamentari.
Anche il Ghana aggiunge una punta, Adiyah, ma ciò nonostante le occasioni pericolose si diradano, tutte e due le squadre perdono progressivamente lucidità, fino alla follia finale.

VALENTINO TOLA

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Diamo il benvenuto a un nuovo collaboratore del blog, Andrea Antoccia.

Prima di cominciare, volevo ringraziare gli amministratori del blog che mi hanno permesso, seppur con qualche gara di ritardo, di entrare a far parte della squadra di collaboratori. Grazie di cuore. Comincio questa mia nuova avventura raccontandovi la gara più bella del mondiale sudafricano: Uruguay-Ghana, pazzo, pazzissimo quarto di finale.

«Perché ami il calcio?»: se prima di Uruguay-Ghana qualcuno mi avesse posto questa amletica domanda, non avrei saputo rispondere. Ma se oggi chicchessia mi metterebbe di fronte allo stesso interrogativo, gli mostrerei gli ultimi due minuti del secondo quarto di finale del mondiale sudafricano: dalla punizione di Annan, con la prima respinta di Suarez su Adiyiah, all'ultimo rigore della spietata lotteria degli undici metri, trasformato con un rischiosissimo cucchiaio da Abreu. Nel mezzo, un inevitabile fallo di mano a porta vuota dell'attaccante uruguayano dell'Ajax, espulso dal portoghese Benquerenca, e quattro errori dal dischetto; il più importante, quello di Gyan, giunto proprio dopo il fallo di Suarez, a una manciata di secondi dal termine dei tempi supplementari.
Tempi supplementari che, continuando il racconto a ritroso, erano giunti dopo che l'equilibrio aveva regnato sovrano a Johannesburg: al gol di Muntari, arrivato in chiusura di primo tempo, aveva presto risposto, dopo l'inversione di campo, il solito Forlan. Il gioco? Un fritto misto. Dopo un inizio in controtendenza rispetto al prosieguo della sfida, con entrambe le squadre chiuse nella propria metà campo, era emerso l'Uruguay, costretto poi a tornare sulla terra a causa dell'infortunio di Lugano, che ha privato la squadra di un difensore capace di impostare il gioco come pochi altri sanno fare. Privo della frizzantezza di Ayew, squalificato, il Ghana si è affidato all'estro di Gyan, capace di inventare giocate illuminanti anche nei momenti di maggior difficoltà della sua squadra. Sfruttando l'inevitabile calo fisico della Celeste, giunto sul finire della prima frazione, la nazionale africana ha acquistato il dominio del centrocampo arrivando più volte in porta e riuscendo ad «uccellare» Muslera sui titoli di coda.
Il solito problema della sterilità offensiva, però, ha impedito all'undici di Rajevać di far sua la gara. E così, ci ha pensato Diego Forlan, alla terza rete della rassegna, a punire la prima e unica disattenzione di Kingson. Più volte il risultato di parità è stato messo a dura prova, ma al centoventesimo si è giunti ancora sull'uno a uno, con le due squadre sfinite ed il tecnico serbo che non ha inspiegabilmente effettuato la terza sostituzione a sua disposizione. E lì è accaduto l'impensabile. Sul calcio di punizione di Annan, l'ultimo della gara, si è gettato Adiyiah, vedendosi respingere il tiro da Suarez; il giovanissimo attaccante del Milan è piombato sulla ribattuta, ma il suo tiro a botta sicura è stato ancora fermato sulla linea di porta dall'uruguayano. Che, però, l'ha fatta fuori dal vaso: fallo di mano, espulsione e rigore. Rigore che Gyan, già a segno dagli undici metri contro Serbia e Australia, ha calciato sulla traversa. L'emozione, è stato detto: ma perché, allora, nella lotteria degli undici metri il suo rigore è stato quello calciato meglio? Nessuno potrà mai saperlo.
Fatto sta che, giunto grazie ad una incredibile botta di fortuna fino ai rigori, l'Uruguay ha improvvisamente riacquistato tutto il vigore perduto in precedenza. La formica - Muslera, in questo caso - s'è incazzata, e ha riscattato l'errore commesso sulla rete di Muntari respingendo i tiri dagli undici metri di Mensah prima e Adiyiah poi. Il resto l'ha fatto «el Loco» Abreu, peggiore in campo nei centoventi, con un cucchiaio che riassume alla perfezione il suo soprannome. Un cucchiaio che fa la storia: quella dell'Uruguay, che torna a giocare una semifinale mondiale dopo quarant'anni, e quella del Ghana, a cui invece è mancato tanto così per riscrivere la storia calcistica di un intero continente.

ANDREA ANTOCCIA

sabato 26 giugno 2010

Stati Uniti-Ghana 1-2 d.t.s.: Prince Boateng (G) al 5' p.t.; Donovan (S) rig al 17' ; Gyan (G) al 3' p.t.s.



STATI UNITI (4-4-2): Howard; Cherundolo, Bornstein, Demerit, Bocanegra; Dempsey, Clark (31' s.t. Edu), Michael Bradley, Donovan; Altidore (1' s.t.s Gomez), Findley (1' s.t. Feilhaber). All. Bob Bradley.
Panchina: Guzan, Hahnermann, Goodson, Spector, Onyewu, Torres, Holden, Clark, Buddle

GHANA (4-2-3-1): Kingson; Pantsil, Jonathan Mensah, John Mensah, Sarpei (28' s.t Addy); P. Boateng (32' s.t Appiah), Annan; Inkoom (7' p.t.s. Muntari), K. Asamoah, André Ayew; Asamoah Gyan. All: Rajevac.
Panchina: Agyei, Ahorlu, Tagoe, Derek Boateng, Vorsah, Abeyie, Amoah, Vorsah, Ibahim Ayew, Adiyiah.

ARBITRO: Kassai (Ungheria)
NOTE: ammoniti: Clark, Cherundolo, Jonathan Mensah, Ayew.


Gli “early goals” subiti sono la caratteristica del Mondiale degli Stati Uniti e costano l’eliminazione all’altezza degli ottavi di finale, per una Nazionale che ha attirato molte simpatie per un gioco fatto di grande agonismo che ha conquistato in tanti e soprattutto ha conquistato il popolo americano, che s’è visto attratto dal calcio molto più di quanto fosse pensabile appena una decina di anni fa, tanto che diversi programmi di approfondimento e anche le dirette delle partite di baseball hanno visto aperte finestre importanti sul “soccer”: lo US Team si sarà pure fermato agli ottavi di finale, ma questo Mondiale sudafricano può essere un anello molto importante per la crescita del movimento negli States (discorso simile a quello fatto per la Nuova Zelanda ma ovviamente decisamente più ampio, visto che le potenzialità di una popolazione così ampia e di una Nazione con così grande cultura sportiva sono ampissime). Ad approfittarne è invece il Ghana, che conferma difetti e pregi visti nella fase a gironi ma ci mette una grandissima volontà e diventa la terza africana capace di raggiungere i quarti di finale di un Mondiale, dopo il Camerun di Roger Milla del 1990 e il Senegal (exploit molto effimero) del 2002: l’orgoglio di un intero continente è tutto sulle spalle delle Black Stars, che ora puntano a diventare i primi africani capaci ad arrivare in semifinale.

Dicevamo degli “early goals”, la costante più negativa del buonissimo Mondiale degli Stati Uniti, che nel girone avevano subito gol nei primi minuti contro Inghilterra e Slovenia, mentre contro l’Algeria la porta è rimasta imbattuta solo grazie alla traversa che aveva respinto un tiro di Djebbour. Bob Bradley non è riuscito a porre rimedio a questo difetto sostanziale e la squadra paga con un altro “early goal”, subito questa volta da Kevin-Prince Boateng dopo un brutto pallone perso a centrocampo da Clark, una delle novità di formazione degli Stati Uniti con una formazione rimescolata: in avanti torna Findley, viene riproposto il centrocampo del match contro l’Inghilterra (con proprio Clark ad affiancare Michael Bradley) e viene confermata la difesa vista contro l’Algeria (con Bornstein terzino sinistro e Onyewu giustamente in panchina dopo due prestazioni pessime). Anche questa partenza però è decisamente molle, con gli Stati Uniti che per la prima mezz’ora non riescono proprio a tenere il ritmo del Ghana a centrocampo, con l’undici africano che si rende pericoloso: in mediana per una volta è Kevin-Prince Boateng a giocare meglio di Annan, sempre utile ma un po’ meno efficace del solito. A riequilibrare tutto a centrocampo è la scelta sacrosanta di Bob Bradley di togliere un Clark del tutto disastroso e inserire un giocatore più attivo e più di sostanza a centrocampo come Edu, che influisce nella crescita della squadra nel finale di primo tempo.

A completare il ritorno in palla degli Stati Uniti è un altro correttivo di Bob Bradley, che dopo l’intervallo toglie Findley per inserire Feilhaber sulla sinistra e avanzare Dempsey nel ruolo di seconda punta: di fatto, sono scelte simili a quelle viste contro la Slovenia e il centrocampo e l’attacco sono identici rispetto a quel secondo tempo, quando si era avuto la sensazione di una formazione più adatta, di un assetto capace di esprimere meglio le qualità della squadra. Sensazione confermata alla perfezione perché gli Stati Uniti trovano ritmo e cominciano a spingere in maniera forsennata, facendo soffrire il Ghana che si disunisce e mostra un difetto sostanziale già visto nella fase a girone: la squadra ha le possibilità per ribaltare l’azione e puntare in contropiede, ma lo fa con azioni individuali che comunque finiscono per non essere particolarmente incisive, finiscono per non sfruttare al meglio la potenzialità dell’azione e portano di solito al tiro da fuori sistematico (un tipo di soluzione che sul sito della BBC è stato descritto come “anti Arsenal”, ovvero come l’opposto dei Gunners che invece per mentalità tendono a voler entrare spesso con il pallone nella rete avversaria). Ciò accade non certo per demeriti di Asamoah Gyan, che da prima punta svolge un lavoro pazzesco, correndo per tutto il fronte d’attacco, garantendo spunti e grande qualità: per essere più incisivo andrebbe maggiormente supportato. Sulle fasce Inkoom sembra fuori ruolo (in un paio di occasioni si fa cogliere in fuorigioco chilometrico), mentre Andrè Ayew ha grandi numeri ma spesso è fumoso. Il peggio però lo si ha centralmente, con Kwadwo Asamoah che sparisce totalmente nella ripresa, dopo che nel primo tempo era stato la principale causa del mancato raddoppio dei ghanesi, per le sue imprecisioni e i suoi sprechi: oggetto misterioso, perlomeno a questi Mondiali.

Gli Stati Uniti attaccano con un calcio furioso ma di qualità: Feilhaber è a tutto campo e ricama gioco, la presenza di Edu permette al sempre ottimo Michael Bradley di potersi spingere continuamente in avanti con buoni inserimenti da dietro, mentre Donovan e Dempsey dialogano con qualità mostrando anche qualche giocata capace di rubare l’occhio, come il tunnel su John Mensah del calciatore del Fulham nell’azione che porta al rigore dell’1-1. Jozy Altidore ci mette la solita esplosività e le solite sponde, ma ancora una volta dimostra di non vedere la porta e spreca malamente un paio di chance importanti per ribaltare il risultato: il 20enne visto la scorsa stagione all’Hull City sarebbe anche abbastanza completo, ma è il classico attaccante che non segna e proprio la sua incisività finisce per mancare a posteriori agli Stati Uniti, finisce per essere decisiva per questa eliminazione. Il Ghana soffre in difesa, soprattutto perché Jonathan Mensah alterna grandi chiusure a buchi allucinanti, mentre il quasi omonimo John Mensah non è mai un mostro nella posizione ma se la cava con la solita splendida determinazione che lo contraddistingue: sulle fasce, bene Pantsil sulla destra, molto meno Sarpei sulla sinistra.

Gli Stati Uniti però non riescono a tenere questo ritmo e nell’ultimo quarto d’ora accusano un leggero calo fisico, in un finale ormai dominato dalla paura di perdere e di subire l’eliminazione proprio sul più bello. Si potrebbe pensare a dei tempi supplementari altrettanto bloccati, ma subentra la sindrome dell’ “early goal” che colpisce gli Stati Uniti anche all’inizio dei supplementari: la dormita di Bocanegra diventa pesantissima, anche perché Gyan ne approfitta alla grandissima tirando una fucilata devastante nella rete avversaria e trovando un gol tutt’altro che facile, il gol decisivo che vale la qualificazione. Il Ghana infatti ritrova energie e frustra le velleità degli Stati Uniti con un buon possesso palla, in cui influisce molto il subentrato Stephen Appiah, il quale mostra la propria esperienza e una buona dote di saggezza. Gli Stati Uniti perdono lucidità ma riescono comunque negli ultimi cinque minuti a creare qualche mischia in area di rigore cercando le palle alte, ma non trovano lo spunto giusto ed escono sconfitti.

E’ però un Mondiale molto positivo per la squadra americana, che ha mostrato di essere in continua crescita anche sul piano tecnico: continuando di questo passo, molto probabilmente gli Stati Uniti produrranno difensori più tecnici di DeMerit e Bocanegra o attaccanti più concreti e allora diventeranno una Nazionale ancora più completa. Di certo, non sono più quegli Stati Uniti piuttosto “pioneristici” che avevamo visto nei Mondiali del ’94, ma sono lo specchio di un movimento in crescita evidente: questo match ha visto probabilmente la squadra di Bob Bradley (bravo nella gestione del gruppo e nel dare un gioco alla squadra, anche se qualche scelta di formazione è discutibile) globalmente meritare leggermente di più rispetto all’avversario, ma è stata una bella partita tutto sommato molto equilibrata e l’episodio giusto è arrivato dalla parte del Ghana. Si crea così un quarto di finale di difficile lettura: il Ghana ha decisamente più talento dell’Uruguay a centrocampo e tutto sommato sembra leggermente più affidabile in fase difensiva (specialmente se la determinazione nelle chiusure riesce a colmare in parte una lacuna nel piazzamento dei centrali difensivi), ma la squadra di Tabarez dispone di armi decisamente più affilate in attacco e oggi contro la Corea del Sud ha dimostrato anche di saper trovare gol dal nulla, caratteristica che fondamentalmente è opposta a quella del Ghana (che invece tende ad incidere molto meno di quanto dovrebbe per la mole di gioco espressa). Ricorderemo questo ottavo di finale come un buon vortice di emozioni e come un match di buon livello tecnico, ma anche per alcune immagini caratteristiche: una su tutta, la ormai classico giro di campo di corsa solitario di John Pantsil a fine partita. Al Fulham ormai amano questo suo particolare modo di esultare al termine di partite importanti, visto anche dopo i match contro Germania e Stati Uniti, questa volta con tanto di bandiera ghanese: impagabile.

SILVIO DI FEDE

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Come il Camerun nel '90 ed il Senegal nel '02. Il Ghana eguaglia le uniche due formazioni del Continente Nero capaci di raggiungere il traguardo chiamato Quarti di Finale di un Mondiale, e non si pone limiti, conscio del fatto che contro l'Uruguay può assolutamente giocarsela alla pari. Al termine di una gara di buon livello, combattuta ed equilibrata per 120', è il popolo africano - unitosi tutto intorno alle Black Stars - a gioire ed a festeggiare per quello che rimane un avvenimento storico. Con il Ghana, continua infatti il sogno dell'Africa, nel Mondiale di casa sua.
Grande tristezza e molti rimpianti, al contrario, per gli USA, confermatisi una squadra vera, in grande crescita. Di questo passo il futuro calcistico non può che essere sempre più roseo per gli States, assistiti in tribuna da alcuni ospiti d'eccezione, su tutti l'ex Presidente Bill Clinton, affiancato dal leader dei Rolling Stones, Mick Jagger.

Pronti, via e il Ghana passa in vantaggio con Kevin-Prince Boateng, che sfrutta la sua caratteristica predominante: la progressione palla al piede, che gli permette di involarsi verso la porta, superando Howard (rivedibile nell'occasione, così come DeMerit che non accorcia a sufficienza sul centrocampista del Portsmouth) con un sinistro a fil di palo. Tutto nasce però da un errore di Clark, che si fa sottrarre la sfera da Asamoah in una zona pericolosissima. La maggior parte del primo tempo è favorevole al Ghana, più brillante, che copre ottimamente il campo e che mantiene un buon possesso palla. Gli Stati Uniti sono in evidente difficoltà e soffrono in particolare gli inserimenti dei centrocampisti, come quello del friulano Asamoah al 27', che sbaglia il facile appoggio per l'accorrente Boateng, che si sarebbe ritrovato in una posizione favorevolissima. Bradley padre capisce che c'è qualcosa che non va e prova a porre rimedio togliendo Clark ed inserendo Edu, giocatore già utilizzato in mezzo al campo nelle precedenti esibizioni. La prima occasione per gli americani arriva poco dopo, in seguito ad una brutta palla persa dagli avversari, con Findley che però - a differenza di Boateng ad inizio match - non concretizza, facendosi ribattere la conclusione da Kingson.
Nella ripresa Bob Bradley, rivelatosi nel corso di questi Mondiali un C.T. particolarmente dotato nel cambiare volto alla sua squadra dopo i primi 45', rimescola le carte, inserendo Feilhaber al posto dell'evanescente Findley, spostando Dempsey nel ruolo in cui rende di più, ovvero quello di centrocampista-incursore in appoggio della prima punta. Gli USA appaiono fin dalle battute iniziali più convinti e schiacciano la difesa del Ghana, non più alta come nel primo tempo. E' il neo-entrato Failhaber a cambiare la partita, prima impegnando il sempre attento Kingson e poi servendo un invitante pallone a Dempsey, bravo ad inserirsi come sempre con i tempi giusti ed a saltare John Mensah con tanto di tunnel, venendo poi steso dal giovane Jonathan Mensah. Rigore lampante, che capitan Donovan trasforma. Notevole la crescita degli statunitensi nella ripresa, letteralmente invertita la situazione della prima frazione di gioco: ora sono loro a fare la partita ed a rendersi pericolosi in più circostanze (al 67' è ancora Kingson a salvare il risultato con un'uscita disperata su Altidore). La difesa ghanese perde la concentrazione che l'aveva contraddistinta, ma nè Bradley figlio nè tantomeno il generoso ma impreciso Altidore (mezzi fisici in grado di mettere in crisi qualsiasi difensore, ma il gol per lui resta una chimera) ne approfittano, non riuscendo così ad evitare alla loro nazionale la fatica dei tempi supplementari. Errori che verranno pagati a caro prezzo dagli americani, che capitolano in apertura del primo tempo supplementare: un rilancio dalle retrovie mette in crisi la disattenta difesa a stelle e strisce, con i due centrali lontanissimi fra loro e con Asamoah Gyan che ringrazia inserendosi alle spalle di Bocanegra e battendo l'estremo difensore avversario. Una costruzione casuale del gol che evidenzia tutti i limiti della retroguardia americana. Gli Stati Uniti non ci stanno e provano a reagire, ma senza il mordente di prima, anche perchè il cambio Altidore-Hérculez Gómez non porta gli effetti sperati (i difensori africani soffrivano enormemente la prestanza e la forza fisica del centravanti che ha trascorso l'ultima stagione in prestito all'Hull City). Il cammino di Donovan e compagni si ferma così a Rustenburg, quello dei ragazzi di Milovan Rajevac continuerà a Johannesburg.

ALBERTO FARINONE

mercoledì 23 giugno 2010

Ghana-Germania 0-1: Ozil 15' st.


GHANA (4-1-4-1): Kingson; Pantsil, J.Mensah, Jonathan, Sarpei; Annan; Tagoe (19' st Muntari), K.Boateng, Asamoah, A.Ayew (47' st Adiyiah); Gyan (37' st Amoah). (Agyei, Inkoom, D.Boateng, Appiah, Ahorlu, I.Ayew, Addy, Owusu Abeyie). All.: Rajevac.

GERMANIA (4-2-3-1): Neuer; Lahm, Friedrich, Mertesacker, Boateng (28' st Jansen); Khedira, Schweinsteiger (36' st Kroos); Muller (22' st Trochowski), Ozil, Podolsk; Cacau. In panchina: Aogo, Tasci, Kiessling, Wiese, Badstuber, Marin, Butt, Gomez. Allenatore: Loew 6. ARBITRO: Simon (Brasile).

NOTE: spettatori 83.391. Ammoniti Ayew e Muller. Serata fredda, cielo sereno. Terreno di gioco in buone condizioni. Angoli 7-4 per la Germania. Recupero: 1'; 3'.


IT'S TIME FOR AFRICA...!

Con grande merito! Germania e Ghana vanno avanti legittimamente dopo una delle gare più ben giocate ed intense di questi mondiali in cui il livello di gioco e spettacolo sta crescendo notevolmente di gara in gara. Fino ad oggi i 4 gironi che hanno chiuso i battenti hanno decretato il superamento del turno da parte delle due squadre che meglio avevano impressionato nel breve arco delle tre gare. Uruguay e Messico nell'A (girone ingarbugliato ed ostico alla partenza), Argentina e Sud Corea nel B (girone medio), Usa ed Inghilterra nel C (dei primi quattro raggruppamenti il più blando in fatto di valori effettivi e gioco mostrato), Germania e Ghana nel D (gruppo che viene comunemente definito della "morte"). La partita di ieri sera ha vissuto appesa ad un filo, legata con...filo diretto all'altra gara del girone che vedeva il giusto (sportivamente parlando) suicidio sportivo di una Serbia dal grande potenziale difensivo, dal buon centrocampo, ma estremamente carente negli altri due reparti (attacco e portiere) e condotta in maniera sciagurata dal deludentissimo Antic. Saputo che l'Australia (nazionale ingiuriosamente disprezzata dopo lo 0-4 contro i tedeschi, eppure era praticamente la stessa che 4 anni fa, non 18, stava buttando fuori i futuri campioni) credeva ancora nella qualificazione crocifiggendo dei serbi neanche particolarmente fortunati con un uno-due mortifero, il Ghana si trovava in una posizione piuttosto invidiabile: secondi del girone e accoppiamento con gli USA negli ottavi e incrocio possibile con la vincente di Uruguay-Corea del Sud nei quarti. Una sconfitta di misura che, per i brasiliani d'Africa non solo non era indolore (nonostante i patemi finali dovuti al rientro della Serbia, che con un 2-2 sarebbe passata), ma addirittura benvenuta. Come dicevo sopra, una partita ben giocata, veloce, con due squadre molto organizzate e diversi "numeri" d'alta scuola da una parte come dall'altra. Se si pensa che nel primo tempo la regia faceva fatica a mandare i replay delle azioni perché la palla era sempre in movimento (peculiarità di questa Germania e della Bundesliga, dove il numero di falli durante la gara è irrisorio e tempo effettivo e spettacolo ne guadagnano. Non di rado si vedono arbitri tedeschi dare solo 1-2 minuti di recupero al termine dei secondi 45 di gara) ma nonostante ciò, gli errori non forzati rimanevano pochi e la fluidità dei passaggi radenti (soprattutto in casa tedesca) un marchio di fabbrica costantemente presente da quando Loew ha rifinito il gioco della Germania dandole velocità, organizzazione tattica, movimenti senza palla: in una parola, esteticità. Un Ghana nemmeno troppo attendista per il risultato premiante in partenza, che alla fine, nel computo delle chiare occasioni da rete ha superato i tedeschi. Black Stars agili, come sempre, dinoccolate ed elastiche per natura, con tanti piedi nobilmente educati da una scuola che unisce fisicità e classe. Tante ottime prove: dai due Mensah in fase difensiva ai centrocampisti, il tecnico Annan, il più muscolare Asamoah e l'eclettico Kevin Prince Boateng, capace di interdire e cucire il gioco con una personalità ragguardevole quantunque appena arruolato dall'esercito ghanese dopo la carriera spesa in tutte le giovanili tedesche. Molto in palla anche il fantasista Ayew, figlio del mitico Pelé del Marsiglia e la punta Asamoah Gyan, impegnata a far salire i compagni ed a pungere allo stesso tempo in un 4-1-4-1 molto eclettico e dinamico. Io credo che la presunta autostrada che potrebbe aprirsi di fronte al cammino ghanese possa essere un segno del destino per un mondiale finora avaro e crudele con le rappresentanti del Continente Nero proprio nell'anno che doveva decretarne il consolidamento definitivo sul palcoscenico planetario.

VOJVODA

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Se vinci ti giochi gli ottavi di finale contro l'Inghilterra, se perdi torni a casa. Ed in caso di pareggio ti attacchi alla radiolina - seeh, come no: via di maxischermo - e aspetti il verdetto di Australia-Serbia (2-1, ma Pantelic...). Ma fare calcoli non è nelle corde di Löw: in campo ci si va per vincere, poche storie.
La Germania si dispone in campo con il consueto 4-2-3-1, ma la novità offensiva rappresentata da Cacau crea qualche incomprensione. Il brasiliano, perché di brasiliano si tratta, non è un centravanti ma una seconda punta e tali sono i movimenti che è in grado di proporre sul campo: viene sempre in incontro al portatore di palla, non dettando praticamente mai il passaggio in profondità e costrigendo il cittì ad invertirlo con Müller mentre Podolski galleggia anonimamente sulla sinistra facendosi notare più per il lavoro di ripiegamento che per le occasioni create. I tedeschi patiscono l'accorta difesa del Ghana, che concede appena un'imbucata centrale, ma Kingson fa buona guardia su Özil. Intanto la Mannschaft si accorge della pericolosità del contropiede ghanese, che punta forte sulla mobilità dell'ex udinese Gyan, mentre Tagoe ed André Ayew si scambiano la posizione creando qualche fastidio alla difesa tedesca in cui spicca Jérôme Boateng: lanciato sulla fascia sinistra da Löw, fa un buon lavoro in copertura e si propone anche in fase d'attacco pur palesando difficoltà legate alla scarsa conoscenza del ruolo.
L'inconveniente difensivo del Ghana è che, tenendo così bassa la difesa per evitare di farsi prendere d'infilata, si lascia troppo spazio tra le linee: il centrocampo non accorcia, ed Özil scarica un portentoso sinistro. Le Black Stars reagiscono, anche se con moderazione perché la sconfitta gli sta benissimo dato il doppio vantaggio australiano, ma oltre ad allungarsi lasciando alla Germania parecchi spazi non combina granché.
Nota negativa, l'infortunio occorso a Schweinsteiger nel finale. Con tutta probabilità sarà Toni Kroos a sostituirlo contro l'Inghilterra, nonostante la regia del talentino attualmente in prestito al Leverkusen appaia più fruttuosa una quindicina di metri più avanti.

ANTONIO GIUSTO

sabato 19 giugno 2010

Ghana - Australia 1-1: 11' Holman; 24' Asamoah Gyan (rig.)



GHANA (4-2-3-1):
Kingson; Pantsil, Addy, Jonathan Mensah, Sarpei; Annan, K.Boateng (44' st Amoah); Tagoe (11' st Quincy Owusu Abeyie), K. Asamoah (32' st Muntari), A.Ayew; Gyan Asamoah. (Agyei, John Mensah, Inkoom, Appiah, D.Boateng, Ahorlu, I.Ayew, Adiyiah, Vorsah). All. Rajevac.

AUSTRALIA (4-2-3-1): Schwarzer; Wilkshire (40' st Rukavytsya), Neill, Moore, Carney; Valeri, Culina; Emerton, Holman (23' st Kennedy), Bresciano (21' st Chipperfield); Kewell. (Beauchamp, Federici, Jedinak, Gelokovic, Garcia, Milligan, Vidosic, Grella). All. Verbeek.

ARBITRO: Rosetti (Italia).

NOTE: pomeriggio freddo, cielo sereno. Terreno di gioco in buone condizioni. Circa 40 mila gli spettatori. Angoli: 6-1. Al 24' pt espulso Kewell (A) per aver respinto un tiro sulla linea di porta con le mani. Ammoniti: Addy (G), Mensah (G), Ayew (G) Annan (G) e Moore (A). Recupero: 0'pt; 3'st.


Nonostante la superiorità numerica, il Ghana non riesce ad andare oltre l'1-1 contro un'Australia costretta a giocare in 10 a partire dal 24', compromettendo così il proprio cammino di qualificazione. Le Black Stars guidano sì il girone a quota 4 punti, ma dovranno affrontare nella terza ed ultima giornata la temibile Germania, desiderosa di rifarsi dopo l'immeritata caduta con la Serbia ed obbligata a vincere; la sensazione è che quindi i ghanesi questo pomeriggio abbiano gettato al vento il passaggio del turno. Limitate, invece, le possibilità di rivedere per il secondo Mondiale consecutivo i "Canguri" agli Ottavi: dovrebbero infatti sconfiggere i serbi e sperare in un successo ghanese sulla nazionale teutonica, o in alternativa in una vittoria larga di quest'ultima.
Resta insomma il rammarico per quella che era la compagine africana che vedeva più da vicino l'accesso alla fase successiva: a Rustenburg, i ghanesi sono stati frenati più da loro stessi e dalle lacune purtroppo tipiche del calcio africano che dagli avversari, bravi comunque a non capitolare. Una certa immaturità derivante dalla giovane età media della maggior parte dei componenti della nazionale guidata da Rajevac e la sterilità offensiva (due reti segnate, entrambe dal dischetto) i limiti più evidenti per Jonathan Mensah e compagni.
E' giusto però dare a Cesare quel che è di Cesare e riconoscere il merito degli australiani, partiti con un 4-2-3-1 più convincente rispetto al modulo utilizzato all'esordio e che ripresenta tra gli interpreti titolari due dei principali esclusi della prima partita, Bresciano e Kewell. L'inizio dei Socceroos fa ben sperare: vantaggio immediato con il comodo tap-in di Holman (con tanti ringraziamenti al portiere Kingson, che si fa sfuggire dalle mani un pallone controllabilissimo) e ritmo elevato. Tutto inevitabilmente cambia però quando Kewell respinge sulla linea un colpo di testa di Boateng: braccio abbastanza attaccato al corpo, ma il rigore (e di conseguenza l'espulsione) ci può stare. Asamoah Gyan anche questa volta non sbaglia e la gara per gli africani sembra in discesa, anche perchè poco dopo Schwarzer si deve superare su una conclusione improvvisa dello stesso centrocampista che si era procurato il penalty. Ma così non è. Nella ripresa a prevalere è l'anarchia dei ghanesi, che sciupano in serie azioni potenzialmente pericolose e che calano con il passare dei minuti. Ayew (fino ad allora il giocatore più frizzante) si spegne progressivamente, Tagoe non incide ed Asamoah Gyan rimane troppo solo in attacco. Il C.T. del Ghana prova a vivacizzare i suoi inserendo l'ormai ex promessa del calcio mondiale (ed olandese, in particolare) Quincy Owusu-Abeyie, ma sono i cambi di Verbeek ad aver maggior successo: con l'inserimento del laterale mancino Chipperfield e della punta di peso Kennedy (fino a quel momento i gialloverdi avevano di fatto giocato senza nessun attaccante) gli austrialiani vengono rivitalizzati e rischiano addirittura di trovare la rete di un 2-1 che sarebbe stato clamoroso. Ciò non avviene soltanto perchè Wilkshire si fa ipnotizzare da Kingson e perchè sulla ribattuta lo stesso Kennedy risulta essere poco lucido.
Il Ghana rimane inconcludente e l'Australia si porta a casa così un pareggio conquistato con le unghie e con i denti, ma tutt'altro che demeritato.

ALBERTO FARINONE

domenica 13 giugno 2010

Serbia-Ghana 0-1: 85' Gyan



SERBIA (4-4-2): Stojkovic; Ivanovic, Vidic, Lukovic, Kolarov; Krasic, Stankovic, Milijas (dal 17' st Kuzmanovic), Jovanovic (dal 31' st, Subotic); Zigic (dal 25' st, Lazovic), Pantelic. (Rukavina; Uriic; Tosic; Isailovic; Obradovic; Ninkovic; Petrovic; Mrdja; Kacar). C.t: Antic.

GHANA (4-2-3-1): Kingson; Sarpei, Gyan (dal 48' st, Owusu Abeyie), Pantsil, Mensah; Annan, Tagoe; Ayew, Vorsah, Asamoah (dal 28' st, Appiah); Boateng (dal 46' st, Addy). (Agyei; Inkoom; Boateng; Muntari; Amoah; Ahorlu; Ayew; Adiyiah; Jonathan). C.t: Rajevac.

ARBITRO: Baldassi (Arg.)

NOTE - Spettatori 38.833. Ammoniti: Zigic, Vorsah, Lukovic, Kuzmanovic, Tagoe per gioco scorretto. Al 39' s.t. espulso Lukovic per doppia ammonizione. Angoli 4-4. Recuperi 1' p.t., 3' s.t.

Prima vittoria africana nel Mondiale, meritata per quello che si è visto, anche se giunta solo per una pazzia di Kuzmanovic che a 5 dalla fine tocca la palla di mano in area di rigore, su un angolo. Benissimo il Ghana, avesse un po' più di qualità davanti e magari Essien in mezzo al campo potrebbe ambire a diventare una vera sorpresa del torneo. Resta l'organizzazione di gioco, resta un 4231 con l'udinese Asamoah a dare equilibrio interno alle proposizioni sui lati di Tagoe e del giovane e volenteroso Ayew. Centro-lato-movimento-sovrapposizione: ottimo l'equilibrio anche per l'atteggiamento dei terzini. Una squadra vera, al contrario della Serbia, dove si salva il solo Jovanovic. Il 442 di Antic non ha né idea né ritmo: qualche giocata in transizione sul finale di partita, e niente più. Visto il talento a disposizione, la delusione vera del Mondiale, ma non è una novità.

CARLO PIZZIGONI