ARGENTINA (4-2-3-1): Romero; Gutierrez, Samuel, Demichelis, Heinze; Veron (dal 28' st Maxi Rodriguez), Mascherano; Tevez, Messi, Di Maria (dal 40' st Burdisso); Higuain (dal 30' st Milito). (Pozo, Andujar, C.Rodriguez, Garce, Otamendi, Bolatti, Pastore, Aguero, Palermo,). All. Maradona.
NIGERIA (4-4-2): Enyeama; Odiah, Yobo, Shittu, Taiwo (dal 29' st Uche); Kaita, Haruna, Etuhu, Obasi (dal 15' st Odemwingie); Obinna (dal 7' st Martins), Yakubu. (Aiyenugba, Ejide, Uche, Afolabi, Echiejile, Adeleye, Kanu, Ayila, Utaka, Ideye Brown). All. Lagerback.
ARBITRO: Stark (Germania).
NOTE: Ammoniti: Gutierrez (A), Haruna (N). Spettatori 55.686. Tiri in porta: 7-1. Tiri fuori: 8-8. Angoli: 10-4. In fuorigioco: 0-0. Recuperi: primo tempo 1’, secondo 4’.
Metà ripresa, contropiede ghiottissimo in quattro contro due per chiudere la partita, perfetto per creare un tiro a coefficiente di difficoltà molto basso: l’Argentina invece manda al tiro Leo Messi con tre uomini addosso. Poi la stella del Barcellona di talento va vicinissimo al gol, ma questa azione rispecchia fedelmente una mancanza di logicità dell’Argentina di Maradona, squadra che (in particolare in fase offensiva) ha tutto il talento per vincere un Mondiale, ma che probabilmente non ha un sistema adeguato per riuscirci. Sembra infatti di rivedere il Brasile di quattro anni fa, con tanti eccellenti elementi capaci di trovare la giocata spettacolare ma una coesione inesistente che porta la squadra a dover cercare di fatto l’azione individuale come sbocco in fase offensiva.
L’Argentina vince, crea parecchie occasioni ma non può convincere totalmente sul piano di squadra, in particolare non convince chi ricorda che il calcio giocato in un girone è del tutto diverso da quello giocato in un match da eliminazione diretta, dove non puoi permetterti certe leggerezze, dove gli spazi lasciati nel finale di gara alla Nigeria potrebbero esser puniti sia per la potenziale maggiore difficoltà dei vari match, sia soprattutto per la diversa conformazione del match (sapendo di non sbagliare, si gioca anche con un po’ più di tensione e decisamente meno tranquillità rispetto al primo match del girone).
Non convince il modulo, un 4-2-3-1 con Veron nel vivo del gioco (reggerà a certi livelli contro squadre con maggiore agonismo?) e soprattutto con l’idea dei tre trequartisti a non convincere: tralasciando il punto fermo Messi che deve esser lasciato libero di seguire il proprio talento (senza racchiuderlo in dettami tattici particolari), deve essere decisamente più omogenea la formazione dei due esterni, cosa che invece non succede nell’Albiceleste. Tevez e Di Maria infatti giocano un calcio totalmente diverso e opposto che finisce per rendere poco omogenea e poco armonica l’azione della squadra e che (perlomeno basandosi su questo match) sembra penalizzare soprattutto il forte esterno del Benfica: Tevez gioca molto mobile e ha il compito di svariare per tutto il centro-destra (alternandosi spesso con i movimenti del centravanti Higuain), ma per reggere un modulo simile in una Nazionale (che quindi per definizione non può avere la stessa organizzazione tattica di un club, anche per mancanza di tempo per lavorarci sopra) bisogna avere un movimento molto simile anche dall’altra corsia, dove invece Di Maria di fatto viene piazzato molto largo e non è chiamato a nessun taglio, rimanendo di fatto fuori dal gioco e non riuscendo ad essere particolarmente coinvolto.
L’Argentina ha creato molto nel primo tempo, ma più avanti dovrebbe trovarsi squadre che pressano molto meglio e che sanno chiudere gli spazi in un altro modo, tutte qualità che sono mancate ad una Nigeria spaesata e svagata in fase di non possesso, mai capace di tenere le linee con un certo criterio e che ha mostrato i soliti difetti difensivi: la squadra di Lagerback non s’è mai lanciata in un pressing convinto e per questo nel primo tempo ha lasciato giocare comodamente l’Argentina, la quale però ha dato la sensazione di avere uomini molto pericolosi ma non di avere un’organizzazione che possa permettere di quantificare l’indubbio talento offensivo.
Si può vincere un Mondiale così? Difficilmente. Il talento può portare ovunque, ma quando si trovano di fronte squadre più compatte deve essere accompagnato da una fluidità diversa, per creare un’alternativa di squadra all’azione personale: il rischio è che contro una squadra organizzata, i vari Messi o Tevez finiscano per non avere altre alternative all’iniziativa personale, indipendentemente dalla personale volontà di cercare un compagno.
In generale, l’Argentina vista contro la Nigeria ha tanto talento (ma non ci voleva un genio per capirlo) ma pochissimo criterio e poca logicità: giocando così si può vincere una partita del girone o un girone, ma in match da dentro/fuori bisogna aggiungere qualcosa in più, bisogna essere più compatti, più concreti e più bravi a creare una manovra di collettivo. Quando si ha questo talento, i correttivi possono anche essere apportati in corsa, ma Maradona è il tecnico ideale per questo? I dubbi sono molti, soprattutto viste le idee particolarmente strane del ct argentino, capace di chiudere il match con Mascherano schierato come unico centrocampista centrale e nessuno al suo fianco (Maxi Rodriguez entra infatti per giocare da ala destra e incredibilmente a giocare più da interno di centrocampo è Carlos Tevez, una follia!), oppure capace di chiamare per i Mondiali uno Jonas Gutierrez reduce da due stagioni non esaltanti (l’ultima addirittura in Championship) per schierarlo titolare fisso e anche fuori ruolo da terzino destro, non certo il massimo per creare una difesa compatta in una competizione simile.
In definitiva, due punti creano parecchi dubbi: la difesa (a parte Jonas fuori ruolo) non è così male come viene descritta dagli osservatori, ma a creare potrebbe essere in generale la fase difensiva, perché il solo Mascherano potrebbe non bastare a dare sufficiente copertura alla terza linea. Altro punto interrogativo è l’attaccante di riferimento: meglio un uomo molto mobile come Higuain (molto negativo e sprecone in questo match) o meglio un centravanti di razza come Milito, che può anche rappresentare un appoggio migliore per i trequartisti? In tanti preferirebbero il trascinatore del’Inter di Mourinho, Maradona però sembra preferire Higuain: altro rischio che potrebbe esser pagato alla lunga dall’Argentina.
SILVIO DI FEDE
~
Argentina sfacciatamente superiore. Argentina che poteva vincere con quattro o cinque gol di scarto. Argentina convincente? Ma neanche per sogno! Al di là del risultato, per quelle che erano le caratteristiche degli avversari e per come si è messa subito la gara, questa partita non ci ha infatti chiarito nessun dubbio sull’Argentina di Maradona, un’entità ancora enigmatica.
La fortuna dell’Albiceleste è stata quella di non doversi affannare a crearsi da sola gli spazi, ma di trovarli già belli e pronti, consegnati dall’avversario. Nei primi 20-25 minuti la Nigeria è uno scherzo della natura (fortunatamente nel resto del match le Aquile potranno alzare il loro giudizio a un più lusinghiero “inguardabile”). Con il tridente offensivo Obinna-Yakubu-Obasi pericoloso sulla carta ma nei fatti limitato a rincorse a vuoto e zingarate, senza centrocampo, senza una sola azione minimamente strutturata, senza nemmeno un piano alternativo di difesa ordinata e contropiede. Allo stato brado.
Cedendo palloni sulla sua trequarti e lasciando via libera alle percussioni avversarie, la Nigeria finisce col premiare la proposta di Maradona, che abbandona i 4 centrali di ruolo sbandierati alla vigilia, arretra Jonás terzino e si gioca Tévez, Higuaín, Messi e Di Maria tutti in un colpo (Tévez ed Higuaín si dividono fra la fascia destra e il centro, Messi fa più o meno il trequartista). Se l’avversario offre la verticalizzazione a questa gente, si espone al massacro. Ed è quello a cui andrebbe incontro la Nigeria se non ci fossero uno spettacolare Enyeama fra i pali e un Higuaín “formato Champions” (cioè che non ne azzecca una) sottoporta. Comunque non tutto va male nella Nigeria: infatti funziona benissimo il sistema di marcatura a vista sui calci d’angolo (la terza via fra marcatura a uomo e zona, molto di moda ultimamente, vedi anche la Grecia un paio d’ore prima), e Heinze ne raccoglie i frutti.
Dopo il gol, tanta tanta discontinuità. Le occasioni arriveranno ancora, ma non si riconosce alcuna trama ricorrente in un Argentina che si crogiola in un possesso-palla puramente conservativo. Non si coinvolgono tutti i giocatori nella misura dovuta, c’è poca coralità e una ripartizione degli spazi (soprattutto sulle fasce) ancora tutta da inventare e verificare, e capita di vedere alcuni elementi del tutto estranei, tagliati fuori da questa irrazionalità collettiva più che colpevoli da un punto di vista individuale. Penso a Di Maria, ma anche la prova di Messi convalida a suo modo il discorso: al netto di una certa imprecisione nelle finalizzazioni, Leo gioca francamente bene, ma questi benedetti spunti se li deve sempre andare a prendere con le unghie e con i denti, non vengono mai favoriti dal contesto. Verón poi, ultra-responsabilizzato da Maradona come direttore d’orchestra unico ed insostituibile, resta sempre troppo sottoritmo.
Nella ripresa la Nigeria prova anche ad attaccare con un po’più di ordine, avanzando maggiormente in blocco, potrebbe anche mettere in evidenza una certa spaccatura nell’undici di Maradona fra i quattro che attaccano (non avvezzi al ripiegamento) e il resto della squadra, ma in fase conclusiva si perde in limiti tecnici più che evidenti. Butta dentro tutta l’artiglieria (entrano Martins, Odemwingie e anche Kalu Uche, addirittura al posto di un terzino, l’infortunato Taiwo), ma a parte un’occasione per Kalu Uche rischia più che altro di beccare altri gol in contropiede, gentilmente graziata da un’Argentina che ancora deve capire a cosa vuole giocare.
VALENTINO TOLA
~
Dopo aver visto Corea del Sud-Grecia e Argentina-Nigeria mi sono cadute delle ipotesi che nella testa tutti si fanno e non vedo l’ora di vedere Corea del Sud-Grecia del prossimo turno. Nella gara di Port Elizabeth ho visto la squadra che mi ero immaginato seguendone le qualificazioni e alcune amichevoli premondiali: una Corea del Sud moderna nella concezione generale dell’assetto di squadra, con i calciatori mobili su tutta la superficie di gioco, con i terzini abili nella doppia ed un centrocampo irresistibile per capacità di interscambi, sovrapposizioni e movimento senza palla. A Johannesburg invece ho visto una sqaudra che non pensavo così vecchia. L’Argentina gioca con due terzini bloccati, che non riescono a gestire le sovrapposizioni senza palla del terzino altrui, ha un centrocampo che fa girare lentissimamente la palla, con Veron che non ha fiato, Mascherano che riesce a coprire, per fortuna di tutti, e le mezze punte che non si abbassano per cominciare il gioco. Il centravanti si è mosso bene ed è l’unico che ha avuto occasioni da gol, insieme a Messi che parte 1 contro 5 e qualcosa riesce sempre a fare. Cosa succederà il 17 giugno, quando Veron e Mascherano, senza l’aiuto di Di Maria, oggi in castigo, si troveranno di fronte Park Ji Sung, Kim Yung Woo e Ki Sung Yong con il loro straripante tourbillon? Si prepara una nuova Corea, stavolta per qualcun altro?
JVAN SICA
~
PURTROPPO E' TUTTO...VERON!
Maradona ha studiato la tattica imparando da una celebre pellicola italiana dei primi 80, "L'allenatore nel pallone" in cui Oronzo Canà (alias Banfi) applicava un modulo che ha fatto scuola ed è in voga nell' Argentina attuale: la BI-ZONA, ossia il 5-5-5.
Un tourbillon nel quale alla fine le ali giocano da mediani e da terzini e si arriva ad avere 5 attaccanti ed un mediano (Mascherano) proprio quando gli avversari sono nel loro momento migliore ed hanno appena creato grattacapi seri alla retroguardia difesa da Romero.
L'Albiceleste parte con la sorpresa Jonas Gutierrez laterale destro sconfessando i pronostici ed inserendo quindi quella spinta che non avrebbe potuto garantire Otamendi, centrale per costituzione ed attitudini. Veron e Macherano in mezzo e un tridente al fulmicotone (Tevez, Messi, e Di Maria) dietro al fromboliere del Real G.Higuain.
Lo svolgimento della gara farà luce su due aspetti relativi alle convocazioni "maradoniane".
1. Jonas è un'ala, piuttosto portata alla corsa, centrocampista esterno al massimo, raramente utilizzato da terzino destro, ruolo che non gli appartiene e i continui buchi e cattivi piazzamenti del "magpie" durante i 90 minuti consolidano la sensazione che Zanetti (mediano a volte, ma terzino destro di nascita) o Zabaleta (Angeleri?) sarebbero stati più utili alla causa. Spesso scavalcato dalla palla e colto fuori posizione con altri avversari staremmo parlando di un altro risultato finale.
2. Veron è l'ombra del calciatore che calcò i campi italiani. Già in Inghilterra fu un mezzo fallimento, le successive stagioni nell'Estudiantes di famiglia lo hanno riabilitato agli occhi della nazione permettendogli di essere reclutato da Maradona come pezzo base della Selleccion.
Eppure, mi viene da pensare, con tutta quella manna offensiva, in quella fiesta alla quale gente come Aguero e D.Milito deve assistere dalla panchina ed altri (Riquelme, Lisandro Lopez, Lavezzi, Aimar, Saviola, D'Alessandro, Gaitan, Boselli...etc...) da casa, che funzione ha Veron, se non quella di rallentatore di manovra ed usurpatore di un posto che potrebbe tranquillamente essere appannaggio di un terzetto tra i quali potrete scegliere chi più vi garba: Lucho Gonzales, Banega, Cambiasso, che, seppur con caratteristiche diverse, occupano quella porzione di campo e che potrebbero fungere da frangiflutti di qualità e legare meglio la manovra rispetto al compassato Juan Sebastian.
Il proverbiale lancio millimetrico garantito dalla "Brujita" è perfettamente superfluo in una compagine che ha così tanti trequartisti, ali ed attaccanti di movimento tutti insieme che scendono a prender palla e che vista la statura e la tecnica prediligono il gioco veloce a terra fatto di triangoli ed estemporaneità e sarebbero in difficoltà col gioco aereo. La funzione del lancio inoltre, potrebbe essere compresa ugualmente nel "pacchetto" offerto da un Lucho Gonzales bivalente, in quanto dinamico e muscolare nei recuperi. Banega e Cambiasso legherebbero il gioco con perizia, movimento e nerbo necessario a supportare l'esubero di classe degli ultimi 30 metri, accompagnando Mascherano nel lavoro oscuro di doppio volante in appoggio ad una difesa che vede un Demichelis non troppo rapido negli spostamenti. Veron così è inutile e dannoso, perché non copre, non corre, non affonda la gamba in tackle, rallenta il gioco ed occupa un posto senza che ci sia bisogno della sua figura.
La Nigeria, scriteriata nel primo tempo, rinsavisce nella ripresa ed anche grazie a qualche forza fresca (Martins, Odemwingie) insidia gli argentini insolitamente spreconi sotto porta con Messi ed Higuain (almeno 5 occasioni ghiottissime sprecate più altrettante piuttosto serie). Aquile Verdi che evidenziano lo stato di grazia del portiere dell' Hapoel Tel Aviv Enyeama, autentico mattatore della gara e migliore in campo ed una certa approssimazione tattica con pressing intermittente e scoordinato pur avendo qualità tecniche non del tutto disprezzabili.
Per l'Albiceleste, aldilà del risultato e delle palle-gol divorate, una gara confusa dal punto di vista tattico e già i prossimi avversari (Corea del Sud) con la loro velocità ed il loro gioco senza palla potrebbero mettere a nudo gli scompensi dell' Armata Brancaleone proposta dal Pibe de Oro.
VOJVODA
Rispetto alla vigilia l'Argentina di Maradona aggiunge un attaccante in più, Tevez, sposta Jonas Gutierrez sulla linea difensiva e "organizza" un 4312 dove Messi da "enganche", ispiratissimo, distrugge la partita. La scelta di far giocare la Pulga lì mi pare l'unica cosa interessante, la gestione in generale se possibile aumenta i miei dubbi su Maradona CT: la fascia destra è potenzialemnte un colabrodo, con Jonas che non sa difendere, e Veron che, pur essendo l'uomo che ha percorso più chilometri (finché è stato in campo), non ha la predisposizione al raddoppio. Solita Argentina made in Diego, con un difendente un po' ovunque come Mascherano davanti alla linea e la fantasia (per non dire la disorganizzazione) davanti. Messi, soprattutto, ma anche il movimento di Tevez oggi bastano, domani chissà.
Così come ho molto apprezzato l'approccio di Lagerback alla realtà nigeriana (senza puzza sotto il naso e con disponibilità piena), sono rimasto molto sorpreso dall'atteggiamento della squadra in campo, totalmente deludente. Un 442 classico e statico, con tanto di concessione di enormi spazi tra le linee, dove Messi è andato a nozze: nessun cambio di strutturazione per tutto il match. E poi le tante transizioni concesse. Chi attacca male, difende male: la Nigeria sa poco cosa fare palla al piede ed è oltremodo disordinata, quando la fase di possesso si tramuta in fase di non possesso la squadra è messa male e la qualità argentina non fa fatica a farti male. L'obiettivo principe, oggi, era difendere bene, da lì nasceva tutto, e invece è stata la solita Nigeria degli ultimi anni, con Lagerback, finora, è cambiato poco.
CARLO PIZZIGONI